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LO SCATOLONE VUOTO, DA SCANDALO A SPERANZA
Quello che fino a ieri si temeva e che per anni è stato vissuto come uno scandalo ora è diventata una speranza, e cioè che l’ex Creaf o come decideranno di chiamarlo (Pegaso, ecc.) rimanga uno scatolone vuoto, almeno per quanto riguarda i pazienti Covid. La speranza è che quei 190 posti letto che, giura il presidente della Regione Eugenio Giani, saranno pronti l’8 dicembre nel capannone di via Galcianese, da portare presto a 340, rimangano in tutto o in parte inutilizzati. Sarebbe la prima volta che un cospicuo investimento di soldi pubblici, rivelandosi esagerato e alla fine in parte inutile, sarebbe salutato non con entusiasmo (perché comunque sempre di soldi pubblici si parla, 5 milioni di euro) ma almeno con un sospiro di sollievo.
Sul fronte Covid siamo ancora in piena emergenza, ma il picco della seconda ondata (con la dolorosa coda di decessi che è la cronaca di questi giorni) sembra superato. E l’ospedale di Prato, che era arrivato ad avere ben 148 posti letto nel reparto Covid, ora non è più così sotto pressione. Lo stesso vale per gli ospedali dell’area metropolitana, che tra un mese potrebbero essere tornati a una parvenza di normalità. Ecco perché il capannone di via Galcianese potrebbe rivelarsi un lusso e tornare a essere quello che è stato finora, uno scatolone vuoto. In realtà un paio di aziende che niente hanno a che vedere con la pandemia ci si sono già insediate e il presidente Giani ha spiegato che, passata l’emergenza, l’ex Creaf dovrebbe diventare un presidio di eccellenza per la raccolta del plasma nelle cure del Covid. Anche su questo fronte si spera che, con l’arrivo del vaccino, la necessità del plasma iperimmune per le cure diventi transitoria. Resta all’orizzonte il rischio della terza ondata dell’epidemia. In quel caso i posti letto di via Galcianese sarebbero estremamente utili, non solo per Prato. Ed è proprio per questo che lo scandalo di un tempo ora si chiama speranza: potendo scegliere, preferiamo uno scatolone vuoto. —
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