Il presidio
Rapporto Arpat, preoccupa la falda acquifera
Nitrati e tetracloroetilene: la situazione peggiore è stata riscontrata tra Prato Sud e il comune di Poggio a Caiano
prato
Nel Pratese, lo stato di salute dell’ambiente non fa salti di gioia. Troppi nitrati, tricloroetano, tetracloroetilene nelle acque sotterranee di Prato che le classificano in un pessimo stato ecologico. A dir poco, molto critico. La condizione delle acque della piana, infatti, è classificata come “cattiva”.
L’annuario Arpat 2020 (Agenzia regionale protezione ambientale) appena pubblicato si riferisce ai dati analizzati durante tutto il 2019 e non fa sconti, nel bene e nel male. Lo stato chimico delle acque di falda non appare per niente in salute, soprattutto nell’area che va dal centro città a sud di Prato verso Poggio a Caiano.
Non che lo di stato di salute dell’Ombrone pistoiese, nel tratto poggese e pratese, goda di maggiore serenità; uno studio pubblicato sempre dall’Arpat oltre un anno fa rilevava una forte presenza di agenti inquinanti e tossici nel torrente che sfocia nell’Arno a Signa. Ambiente, insomma, messo a dura prova.
Anche l’aria, seppur con picchi di maggior e minor inquinamento, si trova assediato da diversi fattori anche se la media annuale di benzene, registrata alla centralina di via Ferrucci, porta Prato al di sotto dei 1,7 nanogrammi a metro cubo come stabilito quale punto critico dall’Organizzazione sanitaria mondiale. E qui la normativa nazionale ha maglie più larghe dell’Oms. Nel 2019, sia nel punto di rilievo di via Roma sia in quello di via Ferrucci, per 50 giorni si è superato il limite massimo delle polveri sottili Pm10, mentre la media annuale delle Pm 2,5, polveri ultrafini, per 30 giorni ha raggiunto il livello di 15 nanogrammi al metro cubo quando il limite, per la normativa nazionale, è collocato a 25 nanogrammi per metro cubo annuali. Va decisamente meglio sul fronte del monossido di carbonio, con una media giornaliera di 2 milligrammi a mc quando la soglia di allarme è a 10 milligrammi.
Ma non basta forse per rallegrarsi. E non basta perché i due torrenti principali di Prato, il Bisenzio e l’Ombrone, sembrano destinati a un destino per ora segnato. Il Bisenzio, dai rilievi su più anni, resiste con un sufficiente sullo stato ecologico e con una pessima condizione sullo stato chimico, e l’Ombrone, che naviga è il caso di dire in acque peggiori, si trova ad essere in uno stato critico sia dal punto di vista ecologico che chimico. La spia qui segna rosso. Il Bisenzio si salva solo a monte di Prato, con un segno verde che registra lo stato buono delle acque. Ma scendendo la criticità emerge di colpo.
Anche le condizioni del suolo potrebbero essere migliori. Soltanto il comune di Prato ha ad oggi oltre 458mila metri quadrati sottoposti a bonifica da inquinanti in ben 77 siti, lo 0,2 % del territorio. E in rapporto non va meglio a Montemurlo dove la bonifica da inquinamento riguarda quasi 153mila metri quadrai per 21 siti. Qui si salva solo Cantagallo che comunque, pur essendo un comune green, si trova ad avere 1.500 metri quadrati di suolo da bonificare. —
alessandro formichella
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