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Terremoto, il ricordo dei pratesi in Irpinia

Alessandro formichella
Terremoto, il ricordo dei pratesi in Irpinia

A 40 anni dal sisma che fece quasi tremila morti parlano i primi soccorritori che arrivarono a Sant’Angelo dei Lombardi

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«Decidemmo di partire dopo il Tg delle 20 quando si seppe del terremoto che era accaduto da poco, verso le 19,30”. 23 novembre 1980, domenica sera, Prato, 40 anni fa. Così un gruppo di volontari della Pubblica Assistenza di via San Jacopo, colpito dalla notizia sul Tg, decise in poche ore di partire per la Campania. Nella prima squadra c’erano il dottor Luciano Bardazzi, Alessandro Zella, Renato Faggi, Antonio Vassallo e lei, Stefania Pieraccini, venti anni, soccorritrice, una ragazza, l’unica donna e forse tra le pochissime per l’epoca che si gettò a capofitto nei soccorsi a Sant’Angelo dei Lombardi, in quello che fu uno dei comuni più colpiti dal sisma.

Oggi, a 40 anni di distanza dalla tragedia, il ricordo di quel momento è rivissuto in pieno. «Sì, mi tornano in mente tante immagini – ricorda Stefania, che da anni è dipendente della Croce d’Oro – Partimmo da Prato verso mezzanotte del 23 novembre, alle sei del mattino eravamo lì. Ero passata da casa e dissi ai miei genitori: parto, vado in Irpinia, mi portai dietro una scatoletta di carne che poi mi mangiò il dottor Bardazzi. Non avevamo niente, né da mangiare né tende. Non era certo come ora che esiste la protezione civile». Il devastante terremoto fra la Campania e la Lucania si apri in tutta la sua crudezza il mattino del 24 novembre. «Lo ricordo benissimo. Prima ci dirottarono su Grotta Minarda, poi a Sant’Angelo dei Lombardi. Appena arrivati lì la gente ci aggredì, poi appena sentirono che parlavamo toscano capirono che stavamo arrivando da lontano per aiutarli, che eravamo dei volontari. Sono scene che non si dimenticano, non ho mai visto niente di così distruttivo, paesi, cittadine rase al suolo». I soccorritori pratesi arrivarono prima di tanti altri sui luoghi del disastro. Poi la prima notte nel campo da calcio di Sant’Angelo dei Lombardi. «Un silenzio assordante, irreale, quella notte fra il 24 e il 25 novembre. C’erano solo i cani che ululavano di continuo, mentre fra i volontari c’era chi cercava di riposare un po’ e chi era impegnato nelle ricerche». Ma il ricordo fermo come una fotografia nella mente di Stefania Pieraccini è più tragico. «Ricordo i morti che tiravamo fuori dalle macerie sotto le abitazioni, come dei gessi, ormai irrigiditi e dovevamo metterli sui cigli delle strade, coperti con quello che trovavamo all’occasione. Poi passavano i vigili del fuoco o l’esercito per portarli via. Non si possono dimenticare queste immagini». A Sant’Angelo dei Lombardi, oltre alla Pubblica Assistenza, arrivarono anche i volontari della Croce d’Oro e della Misericordia di Prato. Poi dopo tre giorni partirono i primi cambi con altre nuove squadre di soccorritori. Era mercoledì 26 Novembre 1980, cosi ricorda Pino Pini. «Partimmo alle 6 del mattino dalla sede centrale con due ambulanze. Ci mandarono in piccoli paesi della provincia di Benevento. Siamo stati lì tre giorni. Ho visto il macello, interi paesi rasi al suolo”. Il terremoto dell’Irpinia contò 2.914 morti, 8.800 feriti oltre a 280.000 sfollati. —



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