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Caporalato nei cantieri edili Arrivano le prime condanne
prato
Tre condanne e una sfilza di rinvii a giudizio. Questo l’esito dell’udienza preliminare celebrata lunedì nel procedimento penale nato dall’inchiesta “Cemento nero” sul caporalato nel settore dell’edilizia che nel mese di maggio aveva portato a 11 arresti per lo sfruttamento degli operai nei cantieri tra Prato, Firenze e Pistoia in seguito alle indagini della squadra mobile della polizia. Le condanne al termine del processo con rito abbreviato sono state decise del giudice dell’udienza preliminare Francesca Scarlatti nei confronti di Said Ahmed Eid Mohamed (3 anni), Mulay Driss Essaadi (2 anni, un mese e 10 giorni) e Hamid El Haouassi (2 anni e due mesi). I tre stranieri erano stati accusati di essere i “caporali” agli ordini di Vincenzo Marchio, imprenditore edile di 45 anni nella cui difesa è subentrata Olivia Nati, unico italiano tra gli arrestati, già titolare della Eurocostruzioni 75, che è stato rinviato a giudizio insieme agli altri indagati nell’inchiesta del sostituto procuratore Lorenzo Gestri. Uno degli arrestati aveva già ottenuto il patteggiamento. Per tutti gli altri il processo inizierà il 10 febbraio.
L’indagine era partita nell’estate 2018 dalla testimonianza di un operaio sfruttato che si era rivolto alla Cgil di Firenze, ora ammessa come parte civile. Agli indagati sono state contestate a vario titolo le accuse di associazione per delinquere, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il sistema scoperto era semplice: gli stranieri venivano reclutati quotidianamente presso un punto di ritrovo nella zona delle Badie, a Prato, trasportati sul luogo di lavoro con auto e pullmini e impiegati nella costruzione di case e negozi in oltre 30 cantieri tra diverse provincie italiane, tra cui Firenze, Prato e Pistoia.
Tra gli indagati in stato di libertà, per i citati reati nell’inchiesta, figurano anche due consulenti italiani, Federico e Stefano Guarducci, che tramite la loro società, con sede a Prato, avrebbero attestato falsamente la frequentazione di corsi sulla sicurezza degli operai affinché quest’ultimi risultassero qualificati sotto questo aspetto. I due hanno chiesto la messa alla prova e la loro posizione verrà valutata dal giudice tra sei mesi. —
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