Le ondate di calore del futuro Prato tra le città più a rischio
Lo scenario immaginato da un gruppo di scienziati del clima ed economisti Barberis: «Il piano di forestazione urbana serve a mitigare le temperature»
PRATO
Chi ha oggi venti o trenta anni, vedrà che le estati che arriveranno fra una cinquantina di anni faranno sudare davvero. A Prato, sarà sempre più caldo. Secondo i dati raccolti in una serie di studi e proiezioni statistiche sull’andamento dei cambiamenti climatici, nel 2068 si prevedono in città 44 giorni estivi ininterrotti in cui le temperature saranno sempre al di sopra dei 32 gradi centigradi. Gli studi attuali non riescono ancora a dirci a che temperature massime si arriverà, ma che i giorni di caldo intenso aumenteranno, quello sì lo prevedono con una certa attendibilità. Insomma, t-shirt e condizionatori per un bel periodo dell’anno perché l’andamento dei cambiamenti climatici è a tutta forza in avanti. Così, Prato è fra le 40 città italiane a rischio di “ondate di calore” continue e già nel 2018 i giorni dell’anno con temperature al di sopra dei 32 gradi centigradi sono stati oltre 30. In Toscana, l’allerta maggiore è per Prato e Siena. Questo è quello che ci racconta un’analisi compiuta a livello mondiale pubblicata tempo fa sul giornale New York Times dal Climate Impact Lab, un gruppo di scienziati del clima, economisti e analisti di dati del Rhodium Group, dell’Università di Chicago, della Rutgers University e dell’Università di Berkeley. La previsione degli studiosi è tale se si rispetteranno le condizioni di abbattimento degli agenti inquinanti e della co2 come sottoscritto anni fa dall’accordo di Parigi. Se questi criteri, invece, non dovessero essere rispettati, l’aumento delle temperature sarà molto più pesante. Insomma, fra 50 anni a Prato, come in altri 16 capoluoghi italiani, si supereranno i due mesi ininterrotti di alte temperature. E questo è lo scenario migliore. «Il piano di forestazione urbana e Urban Jungle intende mitigare proprio il fenomeno del’innalzamento delle temperature nei centri urbani» spiega l’assessore Valerio Barberis, che sulla cosiddetta “giungla urbana” di piante e alberi ha puntato fin dal 2016 come uno dei punti fondamentali del suo mandato. E, in effetti, l’intreccio di soluzioni per non arrivare ad un innalzamento delle temperature ancora più importante, passa anche dalla forestazione e piantumazione di alberi nelle città. Assorbimento degli agenti inquinanti, pulizia dell’aria, contrasto alle ondate di calore. Le piante possono fare molto. “Abbiamo già iniziato la piantumazione che prosegue in tutte le aree verdi pubbliche come il nuovo playground e il macrolotto zero, e c’è molto da fare– continua Barberis – Gli effetti di un miglioramento si possono vedere solo dopo 5-7 anni dalla piantumazione. Siamo l’unica città al momento in Italia e in Europa che sta perseguendo un progetto di questo tipo”. Intanto, l’allarme innalzamento dell temperature c’è.
Urban jungle. Piantumazione e forestazione urbana sono considerati oggi modelli di urbanizzazione moderna. Prato ha messo in cantiere su questo tema molte aspettative e altrettanti progetti. Le piante, per natura, sono in grado di assorbire CO2 e depurare l’aria circostante da diverse sostanze inquinanti. Sono degli strumenti che l’ambiente offre per mitigare il microclima e l’impatto delle emissioni clima-alteranti, emissioni sempre più eccessive nelle città dove si concentrerà un numero sempre più alto di popolazione. L’aumento di alberi e di aree verdi realizza una barriera naturale al rumore e garantisce un corretto deflusso delle acque piovane sul terreno. Ma le piante diventano anche presidi sanitari, cercando di mitigare le ondate di calore e offrendo una più alta qualità dell’aria e dell’ambiente in cui vivere alle persone. In Europa un esempio tangibile di forestazione urbana è quello della città di Lubiana. Un primato al quale Prato potrebbe avvicinarsi nei prossimi anni con “Urban Jungle”. –
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