Il presidio
L'ex consigliere comunale Luchetti dovrà restituire 95.000 euro allo Stato
La sentenza della Corte dei Conti nel rito abbreviato che vede il commercialista coinvolto nella vicenda di indebita
percezione di contributi per l’editoria. Parte della cifra è già stata versata
PRATO. Dovrà restituire 95.000 euro all’erario Giovanni Luchetti, commercialista pratese di 62 anni, ex consigliere comunale della giunta Cenni nonché ex presidente della Sori. Quei soldi, già in parte versati, corrispondono alla cifra pattuita da Luchetti e dai suoi legali con la Procura della Corte dei conti, che aveva aperto un procedimento nei confronti dell’ex consigliere di Forza Italia per indebita percezione di contributi per l’editoria erogati dalla presidenza del Consiglio dei ministri.
L’inchiesta è collegata alla nota vicenda sul crac della Banca di credito cooperativo fiorentino per i quali è stato condannato, fra gli altri, l’ex deputato Denis Verdini. Dall’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza, il danno all’erario riconducibile a Luchetti sarebbe stato di oltre 9 milioni. La Corte ha però convenuto con le difese, gli avvocati Luisa Maria Adamo e Vanna Cocchi, sul ruolo secondario svolto nella vicenda dell’ex consigliere di Forza Italia, il quale, chiedendo e ottenendo il rito abbreviato, ha risolto la pendenza con un rimborso molto inferiore.
Il coinvolgimento di Luchetti è legato al fatto che il commercialista pratese – fatti risalenti a più di dieci anni fa – faceva parte del collegio sindacale della Società Toscana Edizioni, editore del quotidiano “Il Giornale della Toscana”. Ed era anche amministratore di Edicity, società invischiata in un presunto sistema di false fatturazione con la cooperativa Sette Mari, editore del settimanale Metropolis. A dicembre dell’anno scorso i difensori di Luchetti hanno presentato una richiesta di definizione del giudizio con rito abbreviato.
La difesa ha puntato sulla marginalità del presunto ruolo ricoperto dal Luchetti nella causa in esame. Con riferimento ai contributi percepiti dalla Società Toscana Edizioni, come si legge nella sentenza della Corte dei conti, «la difesa ha sottolineato come dai fatti rappresentati dalla Procura, non emergano elementi tali da far desumere la dolosa consapevolezza, da parte dei membri del collegio sindacale, dell’inesistenza dei presupposti di legge utili alla percezione dei contributi per la società medesima».
Quanto al contributo percepito dalla Sette Mari, la difesa ha fatto notare che le false fatture riconducibili alla Edicutysi siano precedenti di qualche anno rispetto ai contributi percepiti dal ministero. Sulla base di queste osservazioni, la Corte dei conti ha riqualificato la condotta di Luchetti da dolosa a “gravemente colposa” e, con la sentenza pronunciata lo scorso 15 settembre, ha dato parere favorevole alla richiesta di rito abbreviato, che è stato definito attraverso il pagamento di 95mila euro all’ufficio editoria della presidenza del Consiglio dei ministri. Luchetti ha già restituito parte della cifra, ma i giudici della Corte dei conti concludono che «non può ritenersi cessata la materia del contendere, dal momento che il pagamento è stato solo parziale».
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