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Restituita alla Turchia l’antica stele rubata
Il reperto sequestrato nel 1995 a un commerciante pratese il quale raccontò di averlo acquistato in buona fede
prato
Dopo un contenzioso durato un quarto di secolo l’Italia ha restituito alla Turchia una preziosa stele di marmo proveniente dalla Lidia, regione dell’Anatolia, che ieri è stata consegnata capitano Claudio Mauti, comandante del Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Firenze, a Murat Salim Esenli, Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia. Si tratta di una stele in lingua greca dedicata ad Apollo Axyros, databile al III secolo d.C. delle dimensioni di 52x29,5 cm. E non un reperto qualsiasi, ma una delle prove che in certe zone dell’Anatolia nel terzo secolo dopo Cristo ancora si praticava il culto di Apollo.
Il viaggio della stele proveniente dall’antica Anatolia ha inizio prima del 1987, anno in cui appare in una galleria antiquaria di Zurigo dopo essere stata rubata e portata illegalmente fuori dal territorio della Turchia. Nel 1993 viene venduta a un antiquario aretino per 1.800 sterline da una famosa casa d’aste londinese, descritta in catalogo come “Stele tombale romana”. Il 27 giugno 1995 la sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Prato, nell’ambito di un’attività investigativa finalizzata al contrasto dell’usura, sequestra la stele a casa di un commerciante pratese.
Secondo i carabinieri, che indagarono il collezionista pratese per ricettazione, la stele sarebbe stata battuta all’asta in Inghilterra da Sotheby’s, poi sarebbe arrivata a Monaco di Baviera tramite un contrabbandiere ritenuto legato al gruppo terroristico dei “Lupi grigi” e infine in Svizzera alla Numismatic Ancient Art Gallery. Ultima fermata l’Italia, prima ad Arezzo e poi a Prato, dove è rimasta solo un anno.
Il procedimento penale cadde in prescrizione già nel 2006 ma il gip ordinò la confisca della stele. E così è iniziato un procedimento civile nel quale la Turchia ha insistito per la restituzione del reperto. Causa civile che in primo grado, nel 2012, davanti al Tribunale di Prato, ha dato ragione al collezionista assistito dall’avvocato Lorenzo Baldassini, disponendo la restituzione della stele, alla quale si è opposto con successo l’avvocato Luca Brachi.
L’eccezionale valore archeologico e la provenienza anatolica sono riconosciuti dai funzionari dell’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana: si tratta di un pezzo unico, sia per la provenienza che per l’iscrizione in greco antico che rimanda al culto di Apollo Axyros, elementi non più diffusi in quell’epoca e in quell’area.
La stele fu rinvenuta negli anni Ottanta nel corso di scavi effettuati in un campo turco in prossimità del villaggio di Saricik ad ovest della città di Saittai.
Nel dicembre 2019 la Corte d’Appello Civile di Firenze, in applicazione della Convenzione Unesco del 1970, dispone la restituzione della preziosa stele alla Repubblica di Turchia, custodita fino a quel momento presso il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze. –
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