Il presidio
Tre telefoni cellulari nascosti nel formaggio per essere portati in carcere
Dovevano essere consegnati a detenuto della Dogaia, ma la polizia penitenziaria li ha intercettati e sequestrati
PRATO. Tre telefoni cellulari, con tanto di scheda sim e caricabatterie, sono stati intercettati dalla polizia penitenziaria in servizio nel carcere della Dogaia prima che fossero consegnati a un detenuto pugliese che è recluso per reati di criminalità organizzata. I tre smartphone erano nascosti in altrettante confezioni di formaggio.
A dare la notizia è stato il sindacato Uilpa degli agenti di polizia penitenziaria, che si compiace per l’acume dimostrato nell’occasione. Notizia poi confermata anche dalla Procura. Non è stato reso noto il nome del destinatario dei tre telefoni, ma sarebbe comunque un detenuto che sconta la pena nella sezione a più alta sicurezza.
Il fatto che volessero recapitargli non uno ma ben tre cellulari fa pensare che avesse un grande e urgente bisogno di comunicare, o più probabilmente che due dei tre apparecchi sarebbero stati ceduti ad altri detenuti.
È comunque un campanello d’allarme, l’ultimo di una lunga serie. Già l’anno scorso, nel mese di ottobre un telefono cellulare dotato di sim funzionante fu trovato nella sezione di massima sicurezza, ma non fu possibile attribuirne il possesso a un particolare detenuto. Quella volta fu il sindacato Osapp a rendere nota la circostanza.
E ancora prima c’era stato il caso dell’insegnante di scuola media superiore che fu nel 2019 è stata condannata a due anni e otto mesi per aver consegnato un telefono cellulare al camorrista Francesco Raia, che stava scontando una condanna a 17 anni di reclusione. In quel caso i carabinieri se ne accorsero, ma lasciarono il telefono in mano al detenuto per capire a chi avrebbe telefonato e soprattutto che cosa avrebbe detto. Poi glielo sequestrarono e mandarono a giudizio sia la prof che il detenuto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
