Il presidio
Detenuto brucia un materasso Intossicati 7 agenti di custodia
PRATO
Un incendio è scoppiato la scorsa notte nel carcere della Dogaia a Maliseti e sette agenti di custodia sono rimasti intossicati dal fumo.
È quanto denuncia, in una nota, il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria). La scorsa notte, spiega Pasquale Salemme, segretario regionale del sindacato di polizia, «intorno all’una, un detenuto italiano ristretto nella terza sezione, in evidente stato di ebrezza, ha dapprima dato fuoco alla zanzariera posta sul blindato della cella, e successivamente incendiato il materasso del letto. L’agente di servizio sul piano intervenuto tempestivamente ha dato l’allarme e sono sopraggiunti altri colleghi in supporto. Le conseguenze sono state sette agenti in ospedale, tra intossicati e contusi, il più grave con 30 giorni di prognosi».
Donato Capece, segretario generale del Sappe, evidenzia come nel carcere di Prato si siano vissuti «momenti di grande tensione e pericolo, gestiti con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari, coordinati al meglio dall’ispettore di servizio e dal comandante. Poteva essere una tragedia, sventata dal tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari di servizio nel reparto e dal successivo impiego degli altri poliziotti penitenziari in servizio nel carcere. Quanto accaduto nel carcere di Prato è sintomatico del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti, ma è evidente che l’amministrazione penitenziaria deve trovare serie e urgenti soluzioni alla grave situazione riferita all’organico del reparto di polizia penitenziaria del carcere di Prato».
L’ultimo incendio alla Dogaia risaliva al 9 marzo e si verificò sempre nella terza sezione. I detenuti protestavano per le restrizioni imposte ai colloqui in conseguenza dell’epidemia di coronavirus. In quel caso due agenti di custodia rimasero intossicati e i disordini furono risolti nel giro di poche ore con un massiccio intervento delle forze dell’ordine. —
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