Italia
Salvini è un mezzo flop La piazza non si riempie
Il leader della Lega non ripete il miracolo di un anno fa in Santa Maria delle Carceri Eppure ora i sondaggi sono incoraggianti. Ceccardi: «La Toscana è contendibile»
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«Dispiace che a quest’ora della sera il premier Conte non abbia speso mezza parola per commentare quello che è successo...». Matteo Salvini arriva in piazza del Comune alle otto e mezzo di sera dopo una giornata toscana complicata, cinque comizi e un’aggressione mattutina da parte di una donna congolese a Pontassieve. Non è ancora salito sul palco e probabilmente quello che vedrà non gli piacerà (anche se la dissimulazione è nel bagaglio di ogni politico) perché la piazza è mezza vuota. Sembra passato un secolo dal comizio dell’anno scorso, quando venne a sostenere il candidato sindaco Daniele Spada e riuscì quasi a riempire la più grande piazza delle Carceri. Eppure quella sera aveva letto i sondaggi, sapeva che non c’erano speranze e fece il compitino, mentre oggi ha in tasca altri numeri, e come dirà più tardi la candidata alla presidenza della Regione Susanna Ceccardi, «la Toscana è contendibile».
Misteri della politica e di un elettorato sempre più volubile. Lui però ce la mette tutta e sembra in forma. In quei minuti Giuseppe Conte gli risponde indirettamente dagli studi di “Stasera Italia” su Rete 4: «Ho tre numeri di Salvini. L'ultima volta l’ho chiamato e non sono stato richiamato. Ma non è questo il tema: troveremo forme per dialogare».
Intanto dal palco il leader della Lega batte sui suoi tasti: la concorrenza sleale dei cinesi («Non sarò contento fino a quando tutti non rispetteranno la legge»), le infrastrutture che mancano, le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti («Le più care d’Italia», ma ai cronisti prima del comizio aveva detto che la Toscana su questo è al terzo posto, vabbè, cambia poco), i tempi pe gli esami medici specialistici. E la sua nemica numero uno di questi giorni: «La ministra Azzolina è una sciagura per la scuola italiana. Siamo al 9 settembre e ancora tante famiglie non sanno quando i loro figli entreranno a scuola, quando usciranno. Trovate i soldi per i termoscanner, assumete i precari. È questa la vita vera, e invece Zingaretti pensa alla legge elettorale».
Rivendica il voto operaio: «A Piombino ho trovato uno che ha sempre votato a sinistra e stavolta voterà la Lega perché il Pd l’ha chiuso nella gabbia della legge Fornero e noi l’abbiamo liberato».
Sulla nuova pista dell’aeroporto di Peretola, invece - ho perché non l’hanno informato, o perché davvero ci crede - fa sfoggio di coraggio in una città che sembra non volerla. «Mi hanno fatto vedere un manifesto di Eugenio Giani del 1989 in cui prometteva che avrebbe dato un nuovo aeroporto a Firenze. Sono passati 31 anni e siamo ancora qui. State sicuri che se ci date la fiducia, noi lo facciamo in meno di 31 anni». Applauso un po’ tiepido ma sempre applauso.
Tocca alla Ceccardi. Lui si fa da parte, manda bacini ai sostenitori, alza il pollice, promette futuri selfie. Lei parla di 440 milioni di euro spariti nel buco delle Asl di Massa e Siena. Di altri 7 per i ventilatori polmonari mai arrivati. E accusa Giani di evitare il faccia a faccia («forse perché non ha un programma»). Promette che da eletta darà spazio al merito. Poi si scusa perché non potrà essere il 3 ottobre a Catania al processo contro Salvini: «Sarò a Firenze a fare la nuova giunta». Lui sorride. —
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