Il Tirreno

Prato

la lotta al virus 

Assalto ai test sierologici, centinaia in coda per l’esame

paolo nencioni
Assalto ai test sierologici, centinaia in coda per l’esame

Piazza del Comune si è riempita ieri sera: tutti in fila un’ora e mezza prima dell’orario fissato. Tanti giovani ma anche persone di mezza età. Stasera si replica

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Decine di persone in coda fin dalle 20.30, che poi sono diventate centinaia ancora prima delle 22: i pratesi hanno accolto con favore, oltre le più rosee previsioni, lo screening proposto dal Comune, in collaborazione con Misericordia, Pubblica Assistenza e Croce Rossa. Test sierologici rapidi per individuare chi è entrato in contatto col Covid-19. Ieri sera piazza del Comune si è riempita come se ci fosse un concerto, con la coda che girava intorno alla statua del Datini e si allungava in via Guasti. Ben prima delle 22 a occhio c’erano già 200 persone in paziente attesa. Qualcuno, come la signora Fiorenza, sessantenne, era lì dalle 20,30 («Volevo essere sicura di fare il test...»).

Sì, perché l’iniziativa, che verrà replicata anche stasera dalle 22 alle 2 di notte, si chiama “Movida si... cura” ma all’appello non ha risposto solo il popolo della movida. In mezzo a tanti giovani ci sono quarantenni, cinquantenni e sessantenni, attirati dall’effetto novità, certamente, visto che è la prima volta che una cosa del genere viene fatta a Prato dopo i primi esperimenti in Versilia e in altre città della Toscana; e anche preoccupati per l’aumento dei casi di contagio, che ancora non ci si azzarda a chiamare “seconda ondata”, ma che sono sotto gli occhi di tutti (27 a Prato negli ultimi tre giorni). «Questo non è un test diagnostico - ha spiegato il vicesindaco Luigi Biancalani, che se ne intende in quanto medico - È un esame che ci fa capire se un soggetto è entrato in contatto col virus. Ma in caso di positività al test rapido (detto anche “pungidito”, ndr), la conferma può arrivare solo dal tampone. Chi risulta positivo si deve mettere in contatto col medico di famiglia e fissare un tampone».

Ieri sera le operazioni vere e proprie sono iniziate intorno alle 22,15 e i 15 volontari delle associazioni, a supporto di due infermiere con la la visiera protettiva marchiata “Comune di Novo Sarajevo” (frutto di una donazione) avevano a disposizione 600 kit. Forse non basteranno per accontentare tutti, se qualcuno non si sarà stufato nel frattempo. Ce ne sono altri 600 a disposizione per stasera. Ma non è escluso che l’iniziativa possa essere ripetuta. —



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