Il Tirreno

Prato

Assalto ai test sierologici gratuiti, centinaia di persone in coda per l'esame

di Paolo Nencioni
I pratesi in coda per sottoporsi al test sierologico rapido (foto Batavia)
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I pratesi in coda per sottoporsi al test sierologico rapido (foto Batavia)

Piazza del Comune si è riempita: tutti in fila un’ora e mezza prima dell’orario fissato. Tanti giovani ma anche persone di mezza età. Disponibili 600 kit, ma forse non basteranno. Sabato 5 si replica

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PRATO. Decine di persone in coda fin dalle 20.30, che poi sono diventate centinaia ancora prima delle 22: i pratesi hanno accolto con favore, oltre le più rosee previsioni, lo screening proposto dal Comune, in collaborazione con Misericordia, Pubblica Assistenza e Croce Rossa. Test sierologici rapidi e gratuiti per individuare chi è entrato in contatto col Covid-19. Stasera, 4 settembre, piazza del Comune si è riempita come se ci fosse un concerto, con la coda che girava intorno alla statua del Datini e si allungava in via Guasti. Ben prima delle 22 a occhio c’erano già 200 persone in paziente attesa. Qualcuno, come la signora Fiorenza, sessantenne, era lì dalle 20,30 («Volevo essere sicura di fare il test...»).

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Sì, perché l’iniziativa, che verrà replicata anche domani sera dalle 22 alle 2 di notte, si chiama “Movida si... cura” ma all’appello non ha risposto solo il popolo della movida. In mezzo a tanti giovani ci sono quarantenni, cinquantenni e sessantenni, attirati dall’effetto novità, certamente, visto che è la prima volta che una cosa del genere viene fatta a Prato dopo i primi esperimenti in Versilia e in altre città della Toscana; e anche preoccupati per l’aumento dei casi di contagio, che ancora non ci si azzarda a chiamare “seconda ondata”, ma che sono sotto gli occhi di tutti (27 a Prato negli ultimi tre giorni).

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«Questo non è un test diagnostico - ha spiegato il vicesindaco Luigi Biancalani, che se ne intende in quanto medico - È un esame che ci fa capire se un soggetto è entrato in contatto col virus. Ma in caso di positività al test rapido (detto anche “pungidito”, ndr), la conferma può arrivare solo dal tampone. Chi risulta positivo si deve mettere in contatto col medico di famiglia e fissare un tampone».

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Le operazioni vere e proprie sono iniziate intorno alle 22,15 e i 15 volontari delle associazioni, a supporto di due infermiere con la la visiera protettiva marchiata “Comune di Novo Sarajevo” (frutto di una donazione) avevano a disposizione 600 kit. Forse non basteranno per accontentare tutti, se qualcuno non si sarà stufato nel frattempo. Ce ne sono altri 600 a disposizione per stasera. Ma non è escluso che l’iniziativa possa essere ripetuta.

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Aggiornamento delle 0,35. Passata la mezzanotte, sono emerse le due anime della città. Intorno alla statua del Datini ci sono ancora un centinaio di persone in coda. Qualcuno ha desistito per la lunga attesa ma tanti altri non mollano e alle due infermiere se n'è aggiunto un terzo. Ma proprio lì accanto, a una manciata di metri, intorno alla fontana del Bacchino, c'è l'altra Prato, i ventenni e trentenni che animano la movida vera e propria. Tutti appiccicati, tre su quattro senza mascherina. Apparentemente non ci sono controlli, le famose squadre interforze che dovrebbero tentare di garantire il distanziamento (qui comunque sarebbe un'impresa). Pochissimi di questi ventenni si sono sorbiti la fila per fare il test sierologico. Sono la rappresentazione plastica di una generazione che non crede più al Covid, ammesso che ci abbia mai creduto. O che accetta coscientemente il rischio di contagiarsi, e di conseguenza il rischio di contagiare padri, madri e nonni.

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