Il presidio
Il Gruppo Colle paga l’esame a 150 operai: per ora tutti negativi
prato
C’è stato il lockdown. C’è stato l’intermezzo della vacanza. C’è un distretto tessile che ha bisogno di ingranare la marcia in vista di un autunno “caldo”. Guai a fermarsi in questo momento, mentre si aggira lo spettro di una seconda ondata dell’epidemia. Salute, lavoro ed economia devono andare a braccetto. Ecco perché una delle più strutturate aziende del distretto ha deciso di frugarsi in tasca e pagare a spese proprie il tampone anti-Covid per i suoi 150 dipendenti. Non test sierologici, bensì tamponi: più sicuri, più affidabili. Così il Gruppo Colle riaprirà i cancelli dello stabilimento in riva al Bisenzio con la certezza di non correre nessun tipo di rischio sanitario al rientro dalle ferie. Sì perché alcuni dipendenti della tintoria di Usella avevano passato le vacanze in Sardegna, altri in Spagna, Croazia o Grecia o comunque sono arrivati da zone considerate a rischio per il numero dei contagi.
«Abbiamo preso la decisione di sottoporre a tampone tutto il personale per una ripartenza serena, osservando tutte le precauzioni possibili – racconta Riccardo Matteini, amministratore delegato del Gruppo Colle – Ci sono momenti in cui, dopo un’attenta analisi, i rischi devono essere assunti per il futuro di tutti». Di questi tempi, insomma, non ci si può permettere il pericolo di “focolai” in fabbrica anche se va detto che fortunatamente il virus non si è mai diffuso nei capannoni tessili, mentre il settore ha pagato un duro prezzo per lo stop forzato di un mese e mezzo imposto alla fine di marzo con diversi milioni di fatturato andato in fumo. Per il Gruppo Colle lo screening è stato eseguito dall’istituto di analisi Diagnosys in due tranche, il 21 e il 26 agosto: i primi risultati sono tutti negativi. Ogni tampone ha il costo di 80 euro, dunque la spesa per l’azienda è stata di dodicimila euro. «Da parte del personale c’è stata piena disponibilità ad aderire ai test, nessuno si è tirato indietro. Lunedì ripartiremo con la produzione – prosegue Matteini – in questi giorni ci stiamo occupando della manutenzione degli impianti in vista del rientro con i lavoratori che si sono sottoposti al tampone e risultati negativi». E che, archiviate le vacanze, avranno la certezza di rientrare in un posto di lavoro “Covid free”. Certo, non saranno rose e fiori. Per il tessile si preannunciano mesi difficili. L’ultima brutta notizia per i lanifici pratesi è l’annullamento della fiera Première Vision prevista a metà settembre per l’aumento dei contagi in Francia. «Il vero problema – ammette Matteini – è l’immobilismo del mercato americano. Qualche segnale si registrerà dalla seconda settimana di settembre in poi per capire meglio l’andamento degli ordinativi». Chi fa la parte del leone è la spagnola Zara che in questo momento dà lavoro al distretto e mette in moto la filiera. Da lunedì 31 le macchine tessili torneranno a girare per produrre le collezioni estive e il pronto moda invernale. —
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