Il presidio
Sito web falso per screditare la candidata cinese: ci sono due indagati
Perquisite le abitazioni di un orientale e di un italiano: quest'ultimo è il figlio di una candidata in una lista concorrente. Hanno trovato la carta di credito usata per registrare il dominio
PRATO. L'avviso di garanzia è arrivato quindici mesi dopo il fattaccio, ma alla fine è arrivato. Diffamazione e sostituzione di persona: queste le ipotesi di reato a carico di Stefano Mei e di un giovane cinese che l'anno scorso era suo socio in una società di informatica. Ci sarebbero loro, secondo la Procura, dietro a un sito web che alla vigilia delle elezioni comunali del 2019 ha tentato, senza successo, di screditare la giovane cinese Teresa Lin, candidata in una delle due liste a sostegno del sindaco Matteo Biffoni. Un'azione apparentemente non casuale, visto che Mei è figlio di Antonella Logli, che era candidata nella lista concorrente "Cittadini pratesi", quella a sostegno dell'elezione di Marilena Garnier.
Poi si sa com'è andata a finire. Teresa Lin è stata eletta in consiglio comunale, Biffoni è stato rieletto e Antonella Logli, che comunque è del tutto estranea all'inchiesta sul figlio, ha preso sette voti.
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Il tentativo di screditare la giovane candidata cinese fu fatto attraverso un sito web (teresalin.it), registrato a Tallinn, in Estonia. Una settimana prima delle elezioni del 26 maggio su questo sito, apparentemente attribuibile alla candidata cinese ma di cui lei non sapeva nulla perché era stato realizzato da altri, furono caricati messaggi in cinese che avrebbero potuto impedire la sua elezione e soprattutto rendere molto più difficile la rielezione di Biffoni. Un esempio: "Votate per me che insieme a Biffoni saremo in grado di interrompere le ispezioni a sorpresa nelle nostre aziende".
La prima a segnalare questi messaggi fu la candidata Marilena Garnier, che chiese il ritiro della candidatura di Teresa Lin, ma nel giro di poche ore, scoperto che si trattava di un "fake", fece marcia indietro e chiese che i colpevoli venissero puniti. Lo stesso sindaco sollecitò accertamenti rapidi sulla vicenda, anche se fin da subito il goffo tentativo di mettere in cattiva luce Teresa Lin si era rivelato un boomerang.
Ora, a distanza di quindici mesi dalle prime notizie sul caso, la polizia postale ha perquisito le abitazioni e gli studi dei due indagati. La perquisizione a carico di Stefano Mei è stata particolarmente fruttuosa, riferiscono gli inquirenti, perché è stata trovata la carta di credito con la quale era stata pagata la registrazione del sito "fake" in Estonia. Le indagini comunque vanno avanti e nei prossimi giorni i due indagati potrebbero essere chiamati a dare la propria versione. Il nome di Stefano Mei era già emerso qualche giorno dopo la scoperta del sito incriminato.
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