Il Tirreno

Prato

Quando i vigili erano vestiti di bianco

di Alessandro Formichella
In vigile vestito di bianco nel centro di Prato negli anni Cinquanta (archivio Ranfagni)
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In vigile vestito di bianco nel centro di Prato negli anni Cinquanta (archivio Ranfagni)

Domani col Tirreno la sesta foto dell’archivio Ranfagni, giovedì quella che mostra il centro storico negli anni Cinquanta

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PRATO. Domani, 19 agosto, insieme al Tirreno verrà distribuita la foto dei banchi degli ambulanti in piazza Duomo, mentre giovedì sarà la volta di questa foto scattata negli anni Cinquanta in centro che ritrae un vigile urbano in divisa bianca e un militare in Vespa (all’epoca non c’era l’obbligo del casco).

Quella che oggi è una zona pedonalizzata e a traffico limitato, 60 anni fa invece vedeva passare auto e scooter. Qui nella foto in bianco e nero dell’archivio Ranfagni vediamo una Lambretta (o una Vespa, chissà) con un soldato che la guida, probabilmente un pratese che stava facendo la naja, e il vigile urbano che in quel punto della strada regolamentava il traffico. Traffico non intenso, non certo come oggi dove produce smog e inquinamento dappertutto, e soprattutto la peculiarità della divisa bianca del vigile urbano, quella che oggi è la polizia municipale. Nel 1956 Prato contava quasi 86.000 abitanti, è la prima città non capoluogo di provincia e la trentaquattresima d'Italia; solo due anni dopo gli abitanti sarebbero stati già 93.000, con uno dei boom demografici più alti d’Italia sia per nascite sia per effetto immigratorio. Nel 1957 il corpo dei vigili urbani di Prato contava 60 unità, di cui 30 impegnati ogni giorno nel traffico. In città, fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, circolavano già oltre 4.000 automezzi a cui si aggiungevano 30.000 biciclette. Poi la divisa: quella dei vigili urbani pratesi era nera d’inverno e bianca d’estate. Dal 1936 era scomparso il berretto cilindrico. Ma la divisa bianca tornò in auge soprattutto negli anni Sessanta. In quegli anni si era ancora lontani, ma non lontanissimi, da iniziare con le prime zone a traffico limitato. Come non ricordare la rivoluzione del traffico in centro all’epoca dell’assessore Duilio Gambassi che la mattina andava a controllare di persona quello che stesse accadendo per le vie del centro. E qui eravamo già negli anni Ottanta, prima del tracollo dei partiti della Prima Repubblica. «All’epoca, alla fine degli anni Ottanta ci fu una mezza rivolta dei commercianti del centro e ricordo un consiglio comunale molto agitato, per questa riforma del traffico» ricorda Paolo Noci, anche lui ex assessore in quegli anni con sindaco Lucarini. Oggi è tutto cambiato. Piazza Santa Maria delle Carceri, finalmente pedonalizzata nel periodo del sindaco Roberto Cenni, è il fronte che chiude al traffico viario verso via Pugliesi e via Cairoli, i varchi elettronici nelle zone più centrali sono ormai delle barriere a favore di un minor transito di mezzi e di una maggiore richiesta di pedonalizzazione. Ma non era così sessanta anni fa , quando si andava in scooter senza l'obbligo del casco, i vigili urbani spesso non erano armati e vestivano di bianco, la città cresceva e si sentiva più agiata. Forse anche più ricca, con meno smog e tante più biciclette.

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