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Il premio Cerreto assegnato alla ricercatrice Fioravanti

Vezio Trifoni
Il premio Cerreto assegnato alla ricercatrice Fioravanti

Grazie ad un importante studio sull’armatura del batterio dell’antrace la scienziata partita da La Macine ora è una delle menti europee più quotate  

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È partita da La Macine ed è diventata la più promettente giovane scienziata dell’anno under 40. Antonella Fioravanti, grazie a una ricerca sull’antrace ha vinto, prima straniera a vederselo assegnare, il premio conferito dell’Accademia reale delle scienze belga in collaborazione con il giornale scientifico Eos. Nella Limonaia di villa Rospigliosi si è tenuto l’annuale premio Cerreto e proprio la scienziata Fioravanti è stata premiata per l’amore per la propria città, per alla voglia di farsi largo nel mondo grazie alle proprie capacità imprenditoriali, e alla sensibilità per la cultura e la “fame” di conoscenza.

«Sono contenta che il premio scientifico che mi hanno assegnato – spiega la scienziata – ha fatto molto rumore in Italia. Anche una donna e mamma (mia figlia ha due anni) può essere uno scienziato. Il premio Cerreto lo ritengo importante perché arriva dalle persone della mia città. Perché mi ritengo una scienziata europea made in Italy, in Prato, made in La Macine. Ho passato tantissime giornate a studiare alla biblioteca Lazzerini e in biblioteca Roncioniana e grazie al premio sono riuscita a comunicare la mia ricerca a tutti. Nel nostro mestiere ci vuole un’intuizione, tanta forza di volontà, impegno e studio e anche se non sei del sistema i risultati alla fine arrivano» . Nel 2010 arriva la laurea all’Ateneo di Firenze in biotecnologie mediche con 110 e lode con encomio, oggi è ricercatrice alla Vrije Università di Bruxelles (Vub).

«Mi è sempre piaciuto studiare, ma non avevo ben chiaro che cosa avrei fatto. Crescendo ho pensato di diventare magistrato, scrittrice o medico, e mi sono diplomata alle Rodari perché interessata a sociologia e filosofia. Poi ho capito che la mia passione era la matematica e la scienza e mi sono iscritta a biotecnologie mediche a Firenze con specializzandomi in terapia medicagenica. Il dottorato in biologia molecolare l’ho fatto successivamente in Francia al CNRS di Lille dove ho studiato il ciclo molecolare cellulare dei batteri, ovvero come i batteri nascono, si riproducono e muoiono e come si riproducono. Una volta concluso il dottorato ho cercato un posto dove potessi mettere in atto la mia intuizione scientifica: l’idea era quella di studiare un’armatura del batterio dell’antrace, armatura molecolare batterica in cui molti batteri si rivestono per difendersi, per poi distruggerla. Tale armatura era stata identificata con studi iniziati negli anni 50, ma per mancanza di tecnologie appropriate nessuno era riuscito a caratterizzarla e scalfirla. Nessuno aveva sviluppato una ricerca. Ho chiesto allora all’università di Bruxelles di sviluppare questo tipo di ricerca e ora siamo arrivati a risultati molto importanti. Tra l’altro ad oggi sono l’unica scienziata civile, non militare o governativa, ad occuparsi del batterio dell’antrace la mia ricerca e il mio laboratorio non è governativo e neanche militare ma civile».

La ricerca è determinante? «Vorrei che la gente capisse che la ricerca va finanziata prima dell’emergenza – conclude la scienziata made in Prato – come è successo per le malattie infettive. Non possiamo pensare che in qualche mese si possano trovare delle soluzioni, alla ricerca serve tempo. Va fatta ricerca sui materiali e in ogni ambito. Il futuro è la ricerca se pensate che una delle ricerche più importanti deriva da una medusa raccolta in una baia». —



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