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I piccoli proprietari replicano al Sunia: non vogliono abbassare gli affitti
L’avvertimento dell’Uppi: se il canone scende ancora nessuno vorrà più dare le case con l’agevolazione fiscale e ci si affiderà al mercato
prato
«Ben venga rivedere gli accordi territoriali, purché questo non serva ad abbassare ulteriormente i prezzi degli affitti. Perché, a quel punto, nessun proprietario ricorrerebbe più ai contratti a canone agevolato». Piccoli proprietari che in questo periodo non navigano certo nell’oro, a sentire l’Uppi. Il sindacato di categoria per bocca della segretaria Annamaria Chiappinelli non le manda a dire dopo che lunedì il Sunia, in rappresentanza del mondo degli inquilini, ha lanciato un appello a rivedere i patti territoriali fermi al 2003 per calmierare gli affitti. Dalla sede della Camera del lavoro è partito l’invito alle rappresentanze dei proprietari affinché si facciano portatori di interessi “generali”. Che il disagio abitativo post-Covid si tocchi con mano in città, anche l’Uppi ne è convinta. «Abbiamo seguito un centinaio di atti riduttivi sottoscritti fra le parti per abbassare il canone in un arco di tempo circoscritto. Tuttavia – osserva Chiappinelli – vorrei ricordare che tanti proprietari hanno sulle spalle un mutuo da pagare su quella casa in affitto di cui non riscuotono il canone. Loro non incassano ma il 16 giugno hanno pagato l’Imu senza contare tutte le altre spese come quelle di condominio». C’è poi il capitolo sfratti per morosità. «Stiamo consigliando ai nostri associati di temporeggiare data la situazione». In questo contesto, di abbassare i prezzi per l’affitto non se ne parla. Se attualmente con il contratto a canone concordato il proprietario ha come beneficio fiscale il pagamento dell’Irpef al 10% (anziché al 21%), secondo l’Uppi il rischio è che con l’abbassarsi dei prezzi diventi più conveniente stringere accordi secondo il libero mercato. Perché a quel punto i proprietari pagherebbero più tasse ma avrebbero mano libera nel proporre il canone agli inquilini. — m.l.
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