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I conti delle partecipate non tornano e i giudici ordinano di rifarli entro 4 mesi
Pesante censura dei magistrati contabili sugli esercizi dal 2014 al 2016 del Comune: fari puntati su Creaf e Gida
prato
I conti del Comune di Prato «non possono essere considerati regolari». E se lo dice la Corte dei Conti, che di conti dovrebbe intendersi, non si può fare finta di nulla. Giovedì scorso la Corte presieduta da Amedeo Federici ha depositato una sentenza/ordinanza che era attesa da novembre, da quanto cioè il sindaco Matteo Biffoni fu chiamato a chiarire certe cose che non tornavano sulla gestione dei titoli azioniari e delle quote nelle società partecipate.
I giudici contabili si sono presi tutto il tempo del mondo, hanno scavallato il coronavirus e ora presentano il conto ordinando al Comune di rifare i conti entro 120 giorni. Nel frattempo trasmettono gli atti alla Procura presso la stessa Corte che dovrà valutare eventuali responsabilità o danni erariali.
Di cosa stiamo parlando? Di come il Comune ha messo in bilancio le azioni detenute e le partecipazioni negli esercizi 2014, 2015 e 2016. Per esempio, nel 2014, fa notare la Corte, i titoli del centro per l’impiego Fil non vengono indicati e compare una minusvalenza di 250mila euro nelle azioni di Firenze Fiera. La partecipazione in Asm viene indicata in 15.968.000 euro ma nell’estratto conto della banca diventa 12.895.000 e poi si azzera. Biffoni ha precisato che la differenza è dovuta alla decisione della società di aumentare il capitale senza emissione dei relativi titoli e dal mancato ritiro delle azioni vendute dal Comune di Prato agli altri soci. La regolarizzazione, ha detto il sindaco, è avvenuta solo a fine 2014 con la restituzione dell’intero ammontare dei titoli di Asm ed il loro annullamento ed una nuova emissione. I nuovi titoli sono stati depositati preso le tesorerie dei soci.
La Corte fa anche notare che nello stesso anno, il 2014, figurano 732.000 euro di partecipazione nel Creaf, il Centro di ricerca e alta formazione poi fallito, che alla fine dell’anno diventano zero. Sul “mancato esercizio dei diritti di socio di Creaf”, il sindaco si giustifica dicendoc che «gli organi di amministrazione delle società hanno omesso di svolgere un’adeguata e veritiera attività di informazione dei soci, così precludendo loro di esercitare i propri diritti a tutela del valore della partecipazione». Insomma, dà la colpa ai passati amministratori, che hanno finito per metterlo nei guai, visto che ora si trova imputato con loro nel processo iniziato da poco in Tribunale per il crac della società.
C’è poi il capitolo Gida, l’acquedotto industriale: due milioni di vecchi crediti che secondo la Corte dei Conti nel 2016 erano già scaduti e non erano stati onorati. Il Comune ha spiegato che è stato trovato un accordo per rateizzare il pagamento in sei anni. Ma secondo i giudici contabili queste spiegazioni «non sono condivisibili». Per questo ha ordinato di rifare i conti entro 120 giorni e ha trasmesso gli atti alla Procura contabile perché valuti se c’è stato un danno erariale sulla partecipazione in Creaf e sul credito verso Gida. —
Paolo nencioni
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