Italia
LE PALESTRE PIENE E IL TRIBUNALE VUOTO
Ora che hanno riaperto piscine e palestre, ora che le strade della movida sono tornate a riempirsi e si può addirittura andare a Codogno, ammesso che qualcuno abbia voglia di andarci, resistono alcune sacche irriducibili alla riapertura post-Covid, come l’ultimo giapponese nella foresta. Si corre inevitabilmente il rischio di ripetersi, ma purtroppo il problema rimane e non è un problema da poco: sono le aule vuote. Le aule delle scuole, sì, di cui in questi giorni parlano tutti, ma anche le aule del Tribunale, di cui si parla meno ma che sono quasi ugualmente importanti.
Giovedì, interno giorno, dopo aver messo nero su bianco, all’ingresso del Palazzo di giustizia di Prato, che non si è malati di Covid-19 e non si ha la febbre, si può entrare. Il bar è vuoto e i baristi languono in attesa di clienti che non arriveranno. Al primo piano è vuota l’aula delle direttissime, così come quella del giudice monocratico. Al secondo piano è deserta l’aula del giudice dell’udienza preliminare e non c’è un’anima in quella grande riservata al dibattimento collegiale. Segnali vita si incontrano solo al terzo piano, in Procura, dove i magistrati e i dipendenti amministrativi sono regolarmente al lavoro. Alcuni non hanno mai lasciato l’ufficio, nemmeno nel periodo di massimo allarme, come il procuratore Giuseppe Nicolosi. Ma il problema è che ai piani inferiori non ferve l’attività che è la “ragione sociale” del palazzo, cioè non si celebrano processi. O meglio, se ne fanno pochi, pochissimi. L’Ordine degli avvocati ha calcolato che in tutto il mese di giugno ne sono stati fissati 63, in pratica tre al giorno togliendo i fine settimana. Una miseria, una vera e propria paralisi. La Camera penale sta raccogliendo tra gli avvocati una statistica di quanti procedimenti sono stati rinviati, statistica non ancora pronta ma da cui non ci si aspetta niente di buono. L’allarme è stato lanciato già un paio di settimane fa da Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali, che stimava nel 90% la quota di procedimenti che erano stati rinviati, alcuni al 2021, e sosteneva che «c’è una tendenza a non ripartire, che troviamo largamente ingiustificata perché ci sarebbero tutte le condizioni per una ripresa graduale». Parole al vento. Solo alcuni Tribunali hanno ripreso l’attività quasi a pieno ritmo (Verona, per esempio) e tra questi non c’è Prato.
Fino a mercoledì c’era una difficoltà oggettiva, il divieto di spostamento tra regioni diverse, che però interessava solo una minima parte del procedimenti. Ora non c’è più nemmeno questo alibi e incombe l’estate, che da sempre nei Tribunali fa rima con letargo.
La giustizia è una macchina molto difficile da far viaggiare, ed è ancora più difficile rimetterla in moto quando per qualche ragione si ferma. Ma in tempi straordinari servono sforzi straordinari, gestire l’ordinaria amministrazione non basta più. —
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