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I novanta nudi di Ren Hang al Museo Pecci

Riccardo tempestini
I novanta nudi di Ren Hang al Museo Pecci

Si apre oggi l’attesa esposizione curata dalla direttrice Perrella dell’artista cinese suicida a Berlino nel 2017

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Dopo Robert Mapplethorpe e Nobuyoshi Araki, da oggi, il Museo Pecci presenta i nudi fotografici di Ren Hang, un artista cinese, sucida Berlino nel 2017, ad appena trent’anni, per la depressione.

«Sento la reale esistenza delle persone attraverso i loro corpi nudi», cosi l’artista cinese spiegava la relazione tra identità e sessualità, con ritratti e paesaggi, quasi sempre di corpi nudi di amici o di sua madre, nel suo appartamento o fra il verde di Pechino, nonostante la censura, per l’accusa di pornografia.

Curata da Cristiana Perrella, la mostra Nudi raccoglie una selezione di 90 fotografie, insieme alla documentazione del backstage di un suo shooting nel Wienerwald nel 2015 e a un’ampia selezione dei suoi libri fotografici.

Ren Hang non ha mai voluto essere considerato un artista politico come Ai Weiwei, che lo aveva seguito e aiutato fin dagli inizi. Per lo più nudi, i suoi soggetti appaiono su un tetto tra i grattacieli di Pechino, in una foresta di alberi ad alto fusto, in uno stagno con fiori di loto, in una vasca da bagno tra pesci rossi che nuotano oppure in una stanza spoglia, i loro volti impassibili, le loro membra piegate in pose innaturali. Cigni, pavoni, serpenti, ciliegie, mele, fiori e piante sono utilizzati come oggetti di scena assurdi ma dal grande potere evocativo.

Sebbene spesso provocatoriamente esplicite nell’esposizione di organi sessuali e nelle pose, che a volte rimandano al sadomasochismo e al feticismo, le immagini di Ren Hang risultano di difficile definizione, scottanti e allo stesso tempo permeate da un senso di mistero e da un’eleganza formale tali da apparire poetiche e, per certi versi, melanconiche. I corpi dei modelli – tutti simili tra loro, esili, glabri, dalla pelle bianchissima e i capelli neri, rossetto rosso e unghie smaltate per le donne – sono trasformati in forme scultoree dove il genere non è importante. La mostra resterà aperta fino al 23 agosto 2020, dalle 12 alle 20 dal giovedì alla domenica. Ingresso intero: 7 euro; ridotto: 5 euro. —

Riccardo tempestini

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