Il Tirreno

Prato

I gestori dei locali si sono già stufati della movida dimezzata

I controlli della polizia municipale nel centro di Prato
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I controlli della polizia municipale nel centro di Prato

Dopo appena una settimana dall'accordo, Confesercenti chiede al sindaco di Prato di cancellare il divieto di vendita delle bevande da asporto dopo le 23: "I vandalismi in centro non sono colpa nostra"

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PRATO. Una settimana fa sembravano tutti d'accordo, Comune e gestori dei locali del centro. Ma dopo appena sette giorni una parte degli esercenti sembrano essersi già stufati del divieto di vendere bevande da asporto dopo le 23 per evitare pericolosi assembramenti. Hanno fatto due conti e hanno visto che ci rimettono. Ecco perché oggi, 4 giugno, la Confesercenti ha diffuso una nota in cui invita il sindaco Biffoni a ripensarci.

"L’ultimo fine settimana caratterizzato dal ponte del 2 giugno e dall’ordinanza del sindaco Biffoni che vietava la vendita per asporto dopo le ore 23 - si legge nella nota - è stato un fine settimana tranquillo e positivo. I locali hanno rispettato l’ordinanza e tutti gli altri obblighi sul distanziamento previsti dalle misure anticovid19. Durante l’orario di apertura dei locali non si sono verificate particolari situazioni problematiche che invece sono avvenute nella tarda notte a locali chiusi e a movida spenta. Per i pubblici esercizi si è trattato di un ulteriore sacrificio, con notevoli mancati incassi, che dopo quasi tre mesi di lockdown è ancor più dura da sopportare".

Ascanio Marradi, dirigente della Confesercenti, sottolinea come “Il divieto dell’asporto alle ore 23 ha determinato per tutti gli esercizi un danno commerciale ed economico rilevante, considerato che molti esercizi iniziano la loro attività dalle ore 22 in poi. Si superi in fretta questa situazione. E si ripristini i normali orari. È una richiesta che facciamo in base alle numerosissime telefonate e mail provenienti dai nostri associati che svolgono la loro attività nel centro storico della nostra città”.

“Confesercenti – spiega Marradi – sa benissimo che le norme individuate intendono prevenire eventuali contagi per il comportamento irresponsabile di persone che non attendono alle norme sanitarie indicate per la prevenzione del contagio da Covid-19, tuttavia occorre ribadire la piena disponibilità dei nostri esercenti a far rispettare i protocolli e le linee guida di prevenzione al virus. Chiediamo alla Prefettura, al Comuni, alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Municipale, che si controllino pedissequamente gli affollamenti e i conseguenti comportamenti delle persone, evitando in tal modo comportamenti non confacenti alle disposizioni nazionali e regionali sulla prevenzione sanitaria al Covid-19 che nulla hanno a che vedere con l’attività dei nostri pubblici esercizi e sui quali occorre intervenire in particolare dopo le 24. Il concetto per noi è semplice, se si crea assembramento non è certo a causa di un bar aperto oltre le 23 ma dipende dalla gente. L'affollamento viene fuori comunque, anche con i locali chiusi, se non c'è la volontà delle persone di rispettare le regole, se non ci sono controlli e se non c'è attività di prevenzione ed educazione culturale”.

Gli esercenti in definitiva vogliono lavorare, senza assembramenti, negli orari tradizionali. “Gli episodi che sono avvenuti nella notte – conclude Marradi – nulla hanno a che fare con l’attività dei pubblici esercizi. Ma sono deprecabili comuni episodi di vandalismo e su questo occorre vigilare e individuare e colpire i responsabili”.

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