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Prato

l'inchiesta

Decine di operai sfruttati nell'edilizia: 11 in carcere fra imprenditori e caporali

Caporali e lavoratori pronti a salire sul furgone nel punto di ritrovo alle Badie (da un video girato dalla polizia)
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Caporali e lavoratori pronti a salire sul furgone nel punto di ritrovo alle Badie (da un video girato dalla polizia)

Arresti e perquisizioni eseguite a Vaiano, Montemurlo, Pistoia, Agliana e Quarrata. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

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PRATO. Reclutavano cittadini stranieri, che ogni mattina accompagnavano a lavorare nei cantieri a bordo di furgoni, con il miraggio di una regolarizzazione. Sono undici le misure cautelari che la squadra mobile di Firenze, con la collaborazione delle squadre mobili di Prato e Pistoia, ha eseguito stamani, martedì 26, a Prato, Vaiano, Montemurlo, Prato, Pistoia, Quarrata, Agliana e Firenze, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip del Tribunale di Prato, Costanza Comunale, su richiesta della Procura della Repubblica di Prato. La lunga e complessa indagine è partita nell'estate 2018 dalla testimonianza di un operaio sfruttato alla Firenze-Cgil di Firenze, che ha presentato un esposto alla questura del capologo toscano. Poi l'inchiesta è passata a Prato, e coordinata dal sostituto procuratore Lorenzo Gesti, perché qui hanno sede le due imprese edili capolfila degli episodi di presunto sfruttamento.

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Gli arrestati ed indagati, italiani e stranieri, sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, impiego di lavoratori non in regola con le norme in materia di immigrazione e falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità nel settore edile.

Secondo quanto emerso dalle indagini, e come riscontrato anche dalle attività di intercettazione telefonica, i "caporali", oltre a favorire la presenza degli stranieri irregolari sul territorio nazionale, tramite fittizie richieste di lavoro, impiegavano alcune società per "regolarizzare" solo formalmente una parte degli oltre 100 lavoratori effettivi, di nazionalità sia italiana che straniera.

La procedura consolidata era semplice: gli stranieri venivano reclutati quotidianamente presso un punto di ritrovo nella zona delle Badie, a Prato, trasportati sul luogo di lavoro con auto e pullmini e impiegati nella costruzione di case e negozi in oltre 30 cantieri tra diverse provincie italiane, tra cui Firenze, Prato e Pistoia. Tutti lavori di ristrutturazioni private in case, ville e palazzine, tranne in un caso, fuori dalla Toscana, nel quale la ristrutturazione ha riguardato una scuola pubblica.

Sempre secondo quanto emerso dalle indagini ai vertici dell'associazione figurerebbe un cittadino egiziano di 41 anni, Said Ahmed Eid Mohamed, con altri due uomini: il fratello di 39 anni, Sabri Mohamed, ed un 45enne originario di Crotone e residente a Prato, Vincenzo Marchio. Sono i titolari di due imprese edili, rispettivamente la "Novaedil srl' e la "Eurocostruzioni 75 srl", con sede a Prato.I loro stretti collaboratori, incaricati principalmente della gestione, del trasporto e del controllo degli operai, sarebbero stati invece tre cittadini marocchini di età compresa tra i 26 e 43 anni. Il ruolo di intermediario, ovvero di reclutatore, sarebbe invece spettato ad altri cinque cittadini stranieri, tre egiziani e due pakistani, anch'essi a loro volta operai.  Una delle persone sottoposte a misura cautelare è latitante all'estero.

Tra gli indagati in stato di libertà, per i citati reati nell'inchiesta, figurano anche due fratelli residenti ad Agliana di 39 e 68 anni che tramite la loro società, con sede a Prato, avrebbero attestato falsamente la frequentazione di corsi sulla sicurezza degli operai affinchè quest'ultimi risultassero qualificati sotto questo aspetto. Il provvedimento è stato eseguito nei confronti di 10 indagati: uno al momento si trova all'estero.

Da quanto è emerso nell'inchiesta, imprenditori e caporali sfruttavano i lavoratori con paghe da 5 euro l'ora, con la minaccia di mandarli via se avessero rivelato queste condizioni. Il lavoro non conosceva pause, ferie o orari: "Si lavora anche di notte se c' bisogno - dice al telefono uno degli indagati - E se a qualcuno non piace è fuori". Dalle intercettazioni emerge che erano gli stessi imprenditori, servendosi della collaborazione dei "caporali" e intermediari, a volere che il sistema del reclutamento si basasse sullo sfruttamento. In due anni di indagini sono una sessantina gli operai sfruttati. Tra loro, 15 erano senza permesso di soggiorno, molti senza contratto, mentre ad altri operai - tra stranieri e italiani - veniva chiesto di restituire parte di quanto era stato versato loro in busta paga per continuare a lavorare.

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