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Sono 500 le confezioni cinesi che hanno chiesto la “cassa”

m.l.
Sono 500 le confezioni cinesi che hanno chiesto la “cassa”

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È il salvagente al quale si sono aggrappate le ditte artigiane iscritte al Fsba in piena emergenza Covid. Fsba è l’acronimo di “Fondo di sostegno bilaterale per l’artigianato”, la misura di sostegno al reddito che ha permesso la salvezza anche delle attività di confezioni e pronto moda cinesi.

La crisi pandemica non conosce distinzioni di etnia e il ricorso agli ammortizzatori sociali diventa una necessità che fa stare tutti sulla stessa barca: italiani e cinesi. Stando all’osservatorio della Cgil, sono 1.985 le domande di Fsba protocollate al 30 aprile per un totale di 9.292 lavoratori interessati dalla cassa integrazione degli artigiani. Delle istanze pervenute alla commissione provinciale per l’artigianato, il 60% riguarda il settore-tessile abbigliamento e, di queste, la metà è stata presentata da ditte con gli occhi a mandorla che si sono precipitate a iscriversi al fondo bilaterale. Oltre 500 confezioni orientali, tra le prime a chiudere i battenti in città ancora prima del lockdown nazionale, hanno così attivato il paracadute degli ammortizzatori.

«Solo a Prato – spiega la segretaria della Cgil Manuela Marigolli – per coprire le richieste di Fsba sarebbero necessari 22 milioni di euro a fronte dei 60 milioni di euro stanziati a livello nazionale dal governo per implementare il fondo che consente nove settimane di copertura».

Nella maggior parte dei casi, la mensilità di marzo è stata erogata. Per quanto riguarda l’anticipo degli ammortizzatori sociali delle banche, l’opportunità è stata colta in pochi casi anche a Prato come nel resto della Regione (oltre duemila richieste in tutta la Toscana). «Questo – sottolinea Daniela Boschi della segreteria della Camera del lavoro – a causa di procedure farraginose nella compilazione delle pratiche che è stata difficoltosa per i lavoratori. Non solo. Ci risulta che con la ripartenza della fase 2 gli istituti di credito si stiano riposizionando privilegiando l’attività commerciale rispetto alle pratiche per l’anticipo ai lavoratori della cassa integrazione». — m.l.

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