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Pil a picco e oltre 400 aziende a rischio La crisi pagata dai contratti a termine
Lo studio del Pin: il prodotto interno lordo potrebbe calare del 9,47%, oltre cinquemila i mancati avviamenti al lavoro
prato
C’è un puntino rosso che spicca nel grafico a dispersione utilizzato dai ricercatori Enrico Fabbri e Dimitri Storai (laboratorio di scienze del lavoro del Pin) per prevedere le ricadute della crisi pandemica su Prato. Descrive uno scenario inquietante, nel quale alla fine del 2020 sarà andato in fumo il 9,47% del Pil, il termometro dello stato di salute della nostra economia. Uno scenario che a Prato vedrà crescere del 2,1% il tasso di disoccupazione con 2.538 disoccupati in più rispetto al 2019. Gli effetti dell’emergenza sanitaria sull’economia locale nel primo trimestre 2020 (con un solo mese di lockdown, quello di marzo) finiscono sotto la lente d’ingrandimento della ricerca commissionata dalla Cgil pratese. Due le “pezze” messe dal Governo per tamponare la scongiurata emorragia di posti di lavoro: il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali. Ciononostante, è negativo il saldo del mercato del lavoro dato dalla differenza fra avviamenti e cessazioni: -78,8%. Questo perché pesano i mancati rinnovi dei tempi determinati. Niente licenziamenti, ma anche niente proroghe e niente trasformazioni dei rapporti di lavoro: gli avviamenti passano da 19.551 (primo trimestre 2019) a 14.144 (primo trimestre 2020). Detto altrimenti, a pagare il prezzo più alto della crisi sono i lavoratori a tempo determinato messi alla porta dall’emergenza.
Quello presentato ieri è il primo di quattro report che verranno pubblicati nel corso del 2020. La Cgil ha deciso di mettere in piedi un osservatorio socio-economico della crisi per monitorare, trimestre dopo trimestre, gli effetti dell’emergenza sull’economia locale. «Non ci piace mettere in fila numeri e basta – sottolinea il segretario generale Lorenzo Pancini - L’obiettivo è produrre dati per decidere. Abbiamo assistito a una corsa a riaprire interrogandosi poco sul come farlo. È venuto il momento di ragionare su quale modello di sviluppo vogliamo oltre l’emergenza: è un’illusione pensare di tornare a due mesi fa». La Camera del lavoro lancia la proposta di un patto territoriale da costruire con gli attori istituzionali, economici e sociali raccogliendo tutti intorno a un tavolo. Incrociando i dati Movimprese e Cerved Rating Agency, i ricercatori del Pin hanno rilevato l’impatto dell’emergenza sul default delle imprese. Rispetto al numero di aziende che nel 2020 fallirebbero indipendentemente dal Covid-19, la ricerca ne stima 437 in più con punte nel manifatturiero e nel commercio. In particolare, nel manifatturiero falliranno 144 aziende in più rispetto al 2019, nel commercio il lockdown provocherà 119 nuove chiusure. Performance negative per costruzioni e tessile: +96 fallimenti aziendali nel primo caso, +41 nel secondo, 37 negli altri settori. Se l’industria è ormai “collaudata” sull’uso di ammortizzatori sociali che hanno avuto un effetto tampone su tessile e abbigliamento, nella logistica si segnala l’uscita dal mercato del lavoro di 286 addetti. «In questo mondo – sottolinea la segretaria Daniela Boschi – è in atto "una guerra fra poveri" con una forte presenza di lavoratori autonomi (padroncini, ndr) e lavoratori in appalto». Addio al posto di lavoro anche per 76 persone nel commercio. —
maria lardara
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