Il Tirreno

Prato

il processo 

Fallimento della Motus Condannato a 4 mesi il titolare della palestra

P.B.
Fallimento della Motus Condannato a 4 mesi il titolare della palestra

L’imprenditore fu al centro nel 2013 di un servizio de “Le Iene” nato dalle proteste di 1400 abbonati che avevano pagato i corsi

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PONTEDERA

La bancarotta c’è stata. Ma la contestazione iniziale che fosse fraudolenta è stata scongiurata con il giudice che ha riconosciuto la fattispecie più lieve della bancarotta semplice. Tradotto: sentenza di condanna a quattro mesi. È l’esito del processo con rito abbreviato davanti al gup del Tribunale di Pisa Pietro Murano (pm Fabio Pelosi) nei confronti di un noto imprenditore pontederese a giudizio dopo il fallimento della società Motus, conosciuta in passato per l’apertura di diverse palestre e aver introdotto la novità dello spazio per il fitness aperto 24 ore su 24. Per Stefano Gambaccini, 60 anni, difeso dagli avvocati Andrea Di Giuliomaria e Alessandro Capone, la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio contestando una distrazione di beni del valore di circa centomila euro sotto forma di attrezzature non rinvenute nei locali dal curatore fallimentare. A carico dell’imprenditore il magistrato Fabio Pelosi muoveva anche un’altra accusa, quella di non aver tenuto con la dovuta diligenza la contabilità aziendale che allo stato risulta non più disponibile. I legali hanno ridimensionato le presunte responsabilità dell’imputato sulle modalità fraudolente di sottrarre i beni ai creditori ottenendo una sentenza minima rispetto alle accuse iniziali. L’epilogo del fallimento della Motus nel 2014 aveva avuto un antipasto nel 2013, quando sull’onda di una protesta popolare la trasmissione “Le Iene” aveva “braccato” Gambaccini, ribattezzato l'imprenditore delle palestre “apri e chiudi”. A Prato la palestra Motus il 7 febbraio 2013 aveva annunciato la chiusura lasciando senza lavoro 14 dipendenti e provocando l’ira dei circa 1.400 abbonati, che avevano già pagato i corsi. A Gambaccini veniva rimproverato anche di aver aperto e subito chiuso una palestra a Carpi. Il naufragio del punto fitness emiliano era stato attribuito «agli eventi sismici accaduti, che hanno, dapprima, imposto la sospensione delle attività in attesa della verifica dei locali». —

P.B.

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