Il Tirreno

Prato

la provocazione 

Le chiese sì, i teatri no Incursione alla messa

m.l.

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Metti insieme sacro e profano. La chiesa diventa teatro, per pochi minuti. Sono quelli che bastano per far passare un messaggio: se nella fase 2 si aprono le chiese con tutte le precauzioni, perché non i teatri con adeguati protocolli? Così ieri sera Stefania Stefanin e Mirco Rocchi (Alifer produzioni) si sono resi protagonisti di un’inaspettata “incursione teatrale” al termine della messa celebrata da don Marco Natali nella chiesa di San Bartolomeo.

Mentre la chiusura dei teatri si protrae fino al 15 giugno (a stagione praticamente chiusa), la coppia di artisti è entrata in scena davanti a qualche decina di persone, salendo su un palcoscenico diverso dal solito: l’altare della chiesa. Lei, l’attrice, ha preso il microfono subentrando al sacerdote nel momento in cui viene pronunciata la frase “la messa è finita”. Risuonano versi di Dante, l’ultimo canto del Paradiso. A seguire, è Mirco a leggere un breve testo con la “rivendicazione” di un mondo dimenticato. Un gesto di disobbedienza civile per rimarcare l’importanza del teatro come luogo di inclusione sociale, in concomitanza con la provocazione di un gruppo di artisti sceso in piazza a Roma con una rappresentazione dal vivo. «Il teatro è cultura, arte, bellezza, è nutrimento per l’anima – ha detto Mirco – Questa sera, anche se solo con una lettura recitata, ne abbiamo voluto dare testimonianza». Teatro come chiesa, luogo con una sua ritualità laica, che crea comunità: in greco antico, del resto, chiesa significa assemblea. — m.l.

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