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Mafia dei pancali, gli arrestati chiesero aiuto a... “Palermo”

Mafia dei pancali, gli arrestati chiesero aiuto a... “Palermo”

Nelle intercettazioni della Dda di Firenze, la madre di Clemente arrestato a Prato chiede soldi alla mamma di uno dei boss della famiglia mafiosa dei Tagliavia

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PRATO

I soldi della famiglia mafiosa dei Tagliavia venivano riciclati in Toscana, in particolare a Prato. Lo ha accertato un'inchiesta della Dda di Firenze, che il 6 febbraio scorso ha portato a dodici arresti per riciclaggio. E lo conferma adesso un'intercettazione fatta dalla guardia di finanza pochi giorni dopo il blitz. A parlare sono due donne, la madre di uno degli arrestati, Francesco Paolo Clemente, e la madre di Pietro Tagliavia. Quest'ultimo, condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione mafiosa, è figlio di Francesco Tagliavia, condannato all'ergastolo per le stragi di via d'Amelio a Palermo e via de' Georgofili a Firenze. Come risulta dall'audio raccolto dalle fiamme gialle, finito in un'informativa ora sulla scrivania del pm Giuseppina Mione titolare delle indagini, la madre di Clemente contatta la moglie del boss per chiederle sostegno economico dopo che il figlio è finito in manette. All'intercettazione fa riferimento anche il tribunale del riesame, motivando il rigetto delle richieste di annullamento delle misure cautelari (6 arresti in carcere e sei ai domiciliari). Il comportamento della donna, scrivono i giudici del riesame, «conferma il modus operandi di questo tipo di compagini associative i cui maggiori esponenti, quali appunto i due Tagliavia, padre e figlio, sono soliti venire in soccorso degli affiliati ogniqualvolta se ne presenti la necessità». La circostanza insomma confermerebbe il legame tra gli affari illeciti scoperti in Toscana, in particolare a Prato, e Cosa Nostra. Grazie all'inchiesta, Gdf di Prato e Dda di Firenze hanno ricostruito un flusso illecito di denaro per circa 150 milioni di euro, di cui 39 provenienti direttamente da soggetti di Palermo legati alla mafia. L'associazione a delinquere avrebbe immesso nel circuito economico denaro di provenienza illecita attraverso le creazione di una galassia di 33 imprese con sedi in tutta Italia, in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio, tutte aventi per oggetto sociale il commercio dei pallets, le pedane in legno usate per il trasporto e la movimentazione di materiale. Questo il meccanismo messo in piedi per riciclare i soldi della famiglia mafiosa capeggiata da Pietro Tagliavia, nascondendone la provenienza: fatture inesistenti venivano emesse sia tra aziende interne al gruppo criminale, sia a favore di aziende ad esso estranee, che usufruendo del servizio illegale si garantivano vantaggi fiscali. Le imprese 'sane' versavano tramite bonifico alle cartiere facenti capo al gruppo criminale il corrispettivo degli importi falsamente fatturati per consegne di pallets mai avvenute, che poi veniva restituito in contanti, decurtato del 10%. Gli indagati si erano anche messi a completa disposizione di Pietro Tagliavia nel periodo in cui egli era detenuto presso la casa circondariale di Prato, tanto da reperirgli nel 2017 un'abitazione in Campi Bisenzio (Firenze) dove aveva scontato gli arresti domiciliari. —

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di Redazione web