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superare la crisi 

«L’aggregazione di aziende è indispensabile per ripartire»

Fabrizia Prota
«L’aggregazione di aziende è indispensabile per ripartire»

Giovanni Santi, titolare della Beste, lancia una proposta rivolta al distretto pratese Matteini Bresci: «Prima era un’opportunità, ora un’esigenza». Scettico Macchioni

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Fabrizia Prota / Valbisenzio

Per ripartire le aziende del distretto tessile pratese devono “tendersi la mano” e trovare una forma di aggregazione che consenta loro di agire in maniera compatta contro la crisi coronavirus. A sostenerlo è Giovanni Santi, titolare della Beste di Cantagallo, che in questi giorni ha lanciato un messaggio al distretto. «Dobbiamo in qualche modo aggregarci – spiega –. Il fatto di essere così frammentati e fatti di unità così piccole non ci aiuta ad affrontare questo momento. Se fossimo più uniti potremmo avere una forza molto maggiore di quella che ognuno ha singolarmente: dal punto di vista commerciale, bancario, di marketing e comunicazione e non solo (anche per formazione e ricerca)». L’idea che ronza nella testa di Santi, anche se ha fatto più volte l’esempio del consorzio (come quello del Parmigiano Reggiano), non ha una forma precisa: «Troviamola insieme – dice –. Le possibilità e i livelli di aggregazione sono tanti e vari». Da quando ha lanciato la proposta qualche giorno fa, sono tanti gli imprenditori tessili che lo hanno contattato per dirsi d'accordo con la sua idea. «C'è la sensazione da parte di molti che sia la cosa giusta da fare – spiega il titolare della Beste –. O ad ogni modo tutti stiamo capendo che c’è bisogno di fare qualcosa. Per quanto mi riguarda, è un discorso che porto avanti da anni, chi mi conosce lo sa, perché credo che il distretto pratese ne abbia necessità: è un’esigenza di mercato. La situazione che stiamo vivendo adesso ci porta poi a fare un passo avanti deciso in questa direzione: altrimenti rimarremo in 4 gatti». Della stessa opinione è Riccardo Matteini Bresci di Gruppo Colle: «Se prima quella dell’aggregazione era un’opportunità, oggi è un’esigenza – afferma –. Non possiamo più pensare al distretto come è stato fino ad oggi. I nostri clienti diventano sempre più grandi, così come i fornitori, i servizi e le banche. Penso perciò che anche il nostro sistema si debba concentrare: le piccole imprese forse potranno trasformarsi in artistiche (e lì c’è sempre mercato se c’è qualità) ma altrimenti quando si tratta di comparti industriali la dimensione conta». «Nel tessile a Prato ognuno ha sempre guardato molto in casa sua – aggiunge –. Ma prima il distretto era molto elastico: per i mesi in cui andava bene uno c’erano mesi in cui lo faceva un altro. Adesso non si pareggia più: se non troviamo una forma diversa, fatta di dialogo e visione d’insieme, non ci saranno momenti buoni per nessuno». Un po’ più scettico Lido Macchioni Montini, titolare insieme al fratello Bruno della filatura Valfilo a Vaiano: «La proposta di Santi non mi dispiace ma deve essere strutturata in maniera rigida, con delle penali economiche per chi “sgarra” – dice –. La mentalità pratese è individualista al massimo, perciò per poter fare qualcosa di comune bisogna mettere delle norme stringenti: se ognuno è libero di aderire o uscire quando vuole non funziona, se invece tirarsi fuori dalle regole comportasse dei costi allora sarebbe diverso. Però in questo momento, in cui in molti sono con le “ruote sgonfie”, in quanti lo accetterebbero?». Secondo l’imprenditore l’aggregazione sarebbe efficace soprattutto per chi vende sul mercato, specie quello internazionale, un po’ meno per i terzisti. Santi rivolge il suo assist alle associazioni di categoria e simili: «Io ho lanciato il messaggio – dice – Mi auguro che chi è preposto a queste cose lo colga e lo porti avanti (io non ho né le competenze né l’autorità): sarò il primo a partecipare». —

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