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Il giovane volontario che combatte il virus in Siria e Giordania dalla sua camera
Gioele Scavuzzo vive a Cantagallo e lavora per una ong scelta dal governo di Amman per aiutare i profughi
cantagallo
C’è un filo invisibile che lega Luicciana e la Siria, passando per la Giordania, nella lotta al coronavirus. Questo filo ha il volto di Gioele Scavuzzo, ventottenne mediatore culturale di Cantagallo (ma cittadino del mondo) che da sempre è impegnato nell’aiutare i più deboli. Dalla sua camera nella sua casa di Luicciana, frazione tra i monti del comune valbisentino, Gioele – che è un ex consigliere comunale – sta aiutando i rifugiati siriani nei campi profughi della Giordania a conoscere meglio, e quindi a potersene difendere, il coronavirus.
Quella che sembra fantascienza è possibile grazie al progetto per la protezione ed educazione di bambini, ragazzi e donne rifugiati promosso dalla fondazione Avsi, ong italiana che si occupa di cooperazione internazionale, a cui Scavuzzo sta collaborando come volontario del servizio civile universale.
«Sarei dovuto partire per la Giordania il 1° marzo scorso e rimanere lì in anno – spiega il giovane – Vista la situazione legata all’emergenza coronavirus (che nel nostro paese sarebbe esplosa di lì a poco, ndr) la partenza però è saltata». Scavuzzo si trovava inoltre a Milano per la formazione per il progetto il weekend dell’8/9 marzo, quello della chiusura della Lombardia, ed è stato perciò costretto a rientrare a casa, proseguendo la formazione da remoto. Così come da remoto è cominciato per lui il lavoro sul progetto.
«All’inizio è stato complicato – racconta – perché quando sei in ufficio puoi chiedere chiarimenti ai colleghi invece a distanza, per un contesto che non conosci, diventa più difficile, ma adesso ho ingranato. Partecipo alla scrittura progettuale e al monitoraggio e valutazione dei dati».
Il governo giordano ha selezionato la fondazione Avsi, insieme ad altre 17 organizzazioni, per creare una campagna informativa sul Covid-19 nei campi profughi dove vivono i rifugiati siriani (come quello di Zarqa, vicino alla capitale Amman, dove abitano 7mila persone), che è appunto uno dei progetti in cui è impegnato Scavuzzo (insieme ad altri 3 colleghi, sempre per Avsi).
«Stiamo lavorando su come continuare ad essere vicini ai rifugiati, che già vivono in condizioni precarie, anche in questo momento, dal punto di vista educativo e sociale oltre che umano – spiega il volontario – In Giordania il lockdown è molto serrato (e le violazioni sono punite con l’arresto, ndr) e la situazione è difficile. I nostri operatori vanno dalle persone per consegnare loro mascherine, guanti e prodotti per la sanificazione e parlare loro dei sintomi e delle modalità di trasmissione del virus. Tanta gente cadeva infatti nella trappola delle bufale, cioè credeva a falsi metodi naturali per evitare di contrarre il Covid-19. Ci sono poi il supporto psicologico e il contrasto alle (non poche) situazioni di abuso e violenza domestica sulle donne».
Intanto Scavuzzo sta aiutando anche Cantagallo a far fronte all’emergenza coronavirus, come volontario della sezione locale del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Se tutto va bene ad agosto potrà poi raggiungere la Giordania e lavorare al progetto di Avsi sul campo.
«Non vedo l’ora di partire – dice – sogno questo momento, di potermi rendere utile laggiù, da anni». E a chi gli chiede se ha paura ad andare in un luogo così complesso in un momento così difficile risponde: «No, non ce l’ho. La mia motivazione a lavorare per il prossimo è più forte». —
fabrizia prota
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