Il Tirreno

Prato

Se non telefoni prima, niente pasta e cappuccino

di Paolo Nencioni
Controlli della Municipale nel centro di Prato (archivio)
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Controlli della Municipale nel centro di Prato (archivio)

L'applicazione puntigliosa sulla vendita di cibo da asporto ha assunto toni surreali e vagamente comici nel centro storico di Prato

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PRATO. Dal 24 aprile, cioè da quando la Regione ha autorizzato la riapertura dei bar per vendere cibi da asporto (poi allargata dai sindaci anche alle bevande), si vedono strane scene davanti ai bar di Prato. Arrivano clienti che si fermano sulla soglia, scambiano qualche parola col barista, poi si allontanano di qualche metro, impugnano il telefono cellulare e dopo qualche minuto sono di nuovo davanti al bar per ritirare le paste o un cappuccino.

Sono le conseguenze surreali e vagamente comiche di una regola applicata in maniera letterale da chi deve fare i controlli. La regola è che i cibi da asporto devono essere prima ordinati al telefono e non si possono ordinare a voce dalla soglia, come lascerebbe credere il buon senso. L'utilità di questa norma non è percepita da nessuno, se non da quelli che l'hanno scritta e dagli altri che la fanno applicare alla lettera. Che sono comunque una minoranza rispetto a tutti gli altri che vorrebbero fare le cose in maniera più semplice e pratica.

Venerdì se n'è lamentato anche l'avvocato Massimo Taiti, delegato del Coni, che ha dovuto dare nome e cognome dopo aver preso un paio di paste in un bar del centro. Ma anche nel suo caso non è stata colpa della puntigliosità del barista. I titolari dei bar del centro confermano infatti che dopo un paio di giorni dall'entrata in vigore della norma la polizia municipale è passata ad avvertire che nel caso ci si fosse accorti che qualcuno andava al bar senza aver prima telefonato si rischiava la chiusura. E dunque i baristi si cautelano prendendo nome e cognome per simulare una precedente chiamata e scrivendo una "comanda" nel caso qualcuno venga a controllare.

Nessuno mette in discussione la necessità di evitare assembramenti, e infatti nessuno consente che le paste o i cappuccini vengano consumati in gruppo davanti al bar. Qui si tratta solo di rendere la vita più semplice a chi ha passato gli ultimi due mesi in casa e che invece ora si trova a dover ordinare le paste come si ordina una dose di cocaina a uno spacciatore.

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