Il presidio
Quelli che non festeggiano Primo maggio senza lavoro
La barista lontana dal bar, l’attrice col sipario chiuso, la guida orfana dei turisti «Questa crisi ha colpito soprattutto il lavoro precario, serve un sostegno vero»
PRATO
Elena non dimenticherà mai gli ultimi turisti che ha accompagnato in giro per le bellezze di Firenze. Era fine febbraio, i suoi “clienti” avevano già la mascherina. Da quel giorno in poi, la guida pratese ha potuto dire addio alla stagione turistica. Addio lavoro per chissà quando. Mirco e Stefania sono marito e moglie. Scenografo e regista lui, attrice professionista lei. Con i sipari abbassati, dovrebbero tirare avanti con il bonus di 600 euro che solo Mirco aveva i requisiti per richiedere. Anche il Primo maggio di Giulia sarà senza reddito. Lo sarà per chissà quanti altri giorni. Perché i giorni passano e lei, dipendente di un bar, è finita nella bolgia infernale dei cassintegrati in attesa. Giulia sa che la cassa in deroga l’avrà, prima o poi. Nel frattempo, deve fare la spesa, pagare l’affitto e le bollette.
Per raccontare questa festa abbiamo ha scelto tre testimonianze emblematiche. Turismo, spettacolo, ristorazione: sono le categorie più fragili, quelle che rischiano di pagare un prezzo salato per la crisi economica post-emergenza sanitaria. Meno tutelate rispetto ad altre che attingono ad ammortizzatori sociali più robusti.
Il bar chiuso. Non c’è festa che Giulia Giraudo non abbia passato a servire caffè. Avrebbe lavorato anche oggi, Primo maggio. Ma la serranda del bar è abbassata. Niente colazioni e niente cassa in deroga. Per lei i rubinetti dell’Inps sono ancora chiusi. Così, sul calendario le settimane iniziano ad accumularsi e a pesare sui bilanci. «Veniamo da anni di politiche che non hanno mai preso in considerazione il lavoro “povero”, quello più precario. Categorie di lavoratrici e lavoratori che vivono sull’orlo del precipizio, per le quali basta un evento improvviso per ritrovarsi senza sostegno. Non bastano interventi tampone, servono misure di sostegno più sostanziose, in primis per l’affitto. Bisogna ripensare gli strumenti: servono un salario minimo per dare dignità al lavoratore e un reddito minimo garantito per tutelare le persone dallo sfruttamento». Giulia paga 530 euro al mese per vivere in un’abitazione di 35 metri quadrati. Non fa mistero di aver pensato di rientrare dalla sua famiglia, a Cuneo. «Sarebbe una sconfitta. Si romperebbe uno schema di vita e sarei espulsa dal mercato del lavoro».
I sipari giù. Stefania Stefanin è un’attrice professionista formatasi al Piccolo. Stava insegnando tecniche della recitazione al laboratori del Pin e alla Limonaia quando è scattato il lockdown. La sua attività si è fermata, come quella del marito Mirco che era impegnato in alcuni set della moda. Febbraio è un mese particolare per la coppia di artisti, dedicato a mettere in piedi i progetti di spettacolo per la stagione estiva. «Veniamo considerati lavoratori intermittenti dello spettacolo, una categoria che in Francia è sempre stata al centro di politiche di sostegno. Qui abbiamo difficoltà ad accedere anche al bonus dei 600 euro, per il quale servono 30 giorni di contribuzione nell’anno precedente – racconta Mirco – Requisiti che hanno solo gli artisti che recitano compagnie stabili. Io l’ho chiesto come lavoratore autonomo, non come artista. Paradossale». Un paletto assurdo perché si sa che, per le prove di uno spettacolo, un artista non riceve versamento di contributi. Mirco il bonus l’ha chiesto ma non l’ha ancora ricevuto. Stefania sapeva di non rientrare nei requisiti e non ci ha provato. «L’Italia è famosa al mondo per gli artisti ma – ricorda Stefanin – l’unico a nominarli finora è stato solo il Papa…».
Il turismo crollato. Elena, lavoratrice a partita Iva, l’ha già messo in conto: ormai la stagione è saltata. Per una guida turistica questa dovrebbe essere la stagione d’oro. «Non parliamo delle gite delle scolaresche cancellate. Un danno incalcolabile». Elena Lascialfari si ritrova chiusa in casa, ad accudire i figli di 5 e 8 anni e a seguirli nella didattica a distanza. L’unica consolazione è che il bonus di 600 euro l’ha riscosso. «So che ad altre guide non è ancora arrivato. Ma è solo un piccolo aiuto. Tutto questo nell’incertezza del rientro: chissà quando i turisti torneranno». —
Maria Lardara
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