Il Tirreno

Prato

gli effetti sull’economia 

Ristoranti ed enoteche chiuse futuro incerto per il Carmignano

Walter Fortini
Ristoranti ed enoteche chiuse futuro incerto per il Carmignano

Fabrizio Pratesi, presidente dei viticoltori del Montalbano, non nasconde dubbi «Anche la produzione dei nostri vini soffre della situazione internazionale»

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CARMIGNANO

Nei campi si continua a lavorare, anche perché le viti non possono aspettare: la vendemmia rischierebbe di andare in malora. Ma in cantina si sta con il fiato sospeso e gli ordini rallentano. Non è un bel momento neppure per i produttori di vino di Carmignano, perla enologica toscana a dispetto del fazzoletto di terra da cui nasce. «Abbiamo davanti un futuro carico ancora di troppe incertezze» commenta Fabrizio Pratesi, titolare dell’omonima fattoria e presidente dei viticoltori di Carmignano e di Poggio a Caiano. Quest’anno è già saltato il Vinitaly di Verona, la più importante tra le fiere italiane dove si firmavano contratti e cercavano con nuovi clienti. Sulle vetrine d’autunno non c’è certezza. Ma a preoccupare sono soprattutto ristoranti ed enoteche chiuse. «Il Carmignano si vende solo in piccola parte nella grande distribuzione. Lo stop imposto al settore della ristorazione ci ha penalizzato – racconta Pratesi – e il turismo sospeso, con gli agriturismi deserti e le cantine chiuse, ha avuto un impatto ugualmente negativo”. Quello mediceo pratese è uno dei consorzi più piccoli d’Italia ma dal gran blasone: una dozzina o poco più di produttori, una Docg, tre Doc ed altre pregiate Igt, vini apprezzati dalle guide e conosciuti (soprattutto all’estero). A giugno i ristoranti forse torneranno ad aprire. «Ma si dovrà mantenere il distanziamento sociale tra i tavoli – ragiona il presidente del Consorzio - , ci saranno meno coperti e soprattutto occorrerà vedere come la gente reagirà: se avrà voglia di andare a mangiare fuori come prima». Occorrerà fare i conti anche con lo spettro della crisi: capire chi riaprirà e chi no, chi avrà modo e voglia di spendere e chi non se lo potrà permettere. Insomma tante incertezze: anche all’estero, dove il Carmignano da sempre va forte. I produttori medicei riempiono ogni anno tra un milione e un milione e mezzo di bottiglie. Dipende dalla stagione.«“Un terzo rimane in Italia – dice Pratesi –, anche se non mancano differenze significative tra azienda ed azienda. Il resto se ne va oltralpe». La fetta più grossa riguarda Stati Uniti e Nord America; anche l’Asia era un mercato in crescita.«Due quadranti del planisfero – annota il presidente – ora alle prese con più di un problema. In Europa non va meglio. Così, con la situazione che certo non incoraggia, qualche importatore prende tempo ed altri rallentano gli ordini».«Il settore del commercio del vino – allarga le braccia Pratesi – è stato uno dei primi a fermarsi e rischiamo di essere tra gli ultimi a ripartire». Si confida in una terapia sicura o in un vaccino, oppure che il virus scompaia come è arrivato. Per adesso però occorre conviverci e i consorzi, non solo quello di Carmignano, chiedono alle istituzioni un aiuto e un sostegno in questo fase difficile. —

Walter Fortini

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