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«Riaprire le scuole per aiutare i ragazzi in difficoltà»
Il professore Francesco Santi, docente pratese di filologia medievale a Bologna, ha presentato una petizione al presidente Mattarella
PRATO
Da un po’ di tempo la sua aula universitaria è diventata uno schermo luminoso punteggiato da 60 piccole icone. Dietro ogni icona si nasconde uno studente in carne e ossa, ognuno con la sua storia e il suo vissuto personale, uno di quelli cui insegna Francesco Santi, docente pratese di filologia medievale all’università di Bologna. «Nella Dad il docente ha possibilità di interazioni e comunicazioni più limitate. Facendo lezioni a distanza, diventa complicato recepire le reazioni dei ragazzi». Dad sta per didattica a distanza che, scrive il professor Santi, «non ha a niente a che vedere con la scuola». Lo scrive fra righe di una petizione sulla piattaforma change.org, indirizzata al presidente della Repubblica Mattarella, al premier Conte, ai presidenti di Camera e Senato e a tutti gli italiani. Una petizione lanciata tre giorni fa per far riaprire gli edifici scolastici pubblici, che tiene a sottolineare il professore al Tirreno, è diverso dal riprendere la normale attività didattica. Francesco Santi, fratello di Ilaria (l’assessore) e di Tommaso (il regista), non chiede certamente che con l’epidemia ancora in corso si riavvolga il nastro del calendario scolastico. «Ma perché deve essere un problema se un insegnante incontra in classe quei due o tre bambini che magari hanno necessità di un recupero della lezione? Bisognerebbe pensare a normative più articolate rivedendo la logistica delle scuole e delle università. Si potrebbe pensare a orari ridotti, differenziati, tenendo conto delle diverse età e situazioni degli studenti con attenzione ai diversamente abili». Costruire un’alternativa alla rinuncia nei mesi di maggio e giugno, questo l’imperativo del professor Santi. La “molla” che gli è scattata in testa per la petizione con tanto di appello al capo dello Stato è «la trascuratezza con cui è stato affrontato a livello nazionale il tema della scuola, segnale amaro per la democrazia e la civiltà». Certo, esiste un’emergenza sanitaria e Santi lo sa bene, per questo si appella a “un principio di precauzione”. «Ma – scrive – lo si applichi anche di fronte al rischio di una società priva di futuro per aver impedito ai suoi giovani di formarsi pienamente. Lo si applichi anche al rischio che viene alla democrazia da iniziative che rendono più difficile la formazione dei giovani che non appartengono a categorie privilegiate». —
M.L.
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