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Gli esercenti al sindaco: «Ci dia il permesso di vendere le bevande»

Roberto Rosati della Confesercenti
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Roberto Rosati della Confesercenti

Rosati (Confesercenti) che a Biffoni di fare come il collega fiorentino Nardella che ha fatto un'ordinanza ad hoc che supera quella regionale: "I baristi possono mandare un cappuccino a casa ma non consegnarlo per asporto, è assurdo"

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PRATO. Fateci vendere anche le bevande, non solo il cibo da asporto. La richiesta arriva da Roberto Rosati di Fiepet Confesercenti. «Con l’ordinanza n 41 la Regione Toscana ha autorizzato la vendita di asporto per i bar ed i ristoranti adesso chiusi per il coronavirus – scrive Rosati – Successivamente con dichiarazione dell’assessore Ciuoffo e con delle faq sul sito della Regione ne ha limitato la vendita solo ai prodotti alimentari escludendo la possibilità di vendita delle bevande. Questa limitazione ha irritato gli operatori che non ne hanno capito la ratio e le motivazioni. Infatti si raggiunge l’assurdo che se uno ordina, con le modalità previste, 2 brioche e 2 cappuccini per asporto il barista non può consegnare i cappuccini, mentre se li ordina con la consegna a domicilio il barista può consegnare sia le brioche che i cappuccini. Dopo quasi due mesi di chiusura il take way poteva rappresentare un primo piccolissimo passo verso il ritorno alla normalità, ma queste limitazioni invece di aiutare, scoraggiano e avviliscono gli operatori del settore».

Rosati ricorda che Firenze invece ha autorizzato la vendita per asporto anche delle bevande. «Ecco a noi pare che Firenze abbia fatto una cosa giusta togliendo qualsiasi dubbio ed abbia dato la possibilità alle aziende della ristorazione di lavorare senza vincoli assurdi. È per questo che chiediamo al sindaco Biffoni, e con lui a tutti i sindaci della nostra provincia, di emettere un atto amministrativo che vada nella direzione indicata dal Comune di Firenze. In particolare i nostri associati si aspettano tre cose per la Fase 2. Su tutte una tempistica plausibile delle riaperture, conoscere con un certo anticipo i protocolli organizzativi e sanitari cui dovranno adeguarsi e una comunicazione integrata e veloce a cittadini e consumatori circa le singole riaperture, gli orari, le condizioni di assoluta sicurezza degli spazi pubblici e privati, stimolando il piacere di tornare a vivere le nostre città».
 

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di Redazione web