Il presidio
E il protocollo finisce in un cassetto: adesso l’emergenza è un’altra
prato
La forzatura decisa dalle decine di imprenditori che ieri mattina hanno intasato la posta elettronica della Prefettura annunciando l’intenzione di riaprire le fabbriche tessili prima che il governo dia il via libera ha scompaginato tutto il lavoro che era stato fatto dalle parti sociali nel corso dell’ultima settimana per arrivare a un protocollo condiviso che indicasse le condizioni di sicurezza alla riapertura delle aziende.
Quel procotollo al momento è in un cassetto. È stato trovato un accordo sulle premesse e ieri sembrava che potesse essere sottoposto alla Prefettura con la preghiera di essere trasmesso a Roma, ma l’attualità ha scavalcato le parti e le ha costrette a sospendere per almeno un giorno l’elaborazione del documento. Del resto era un testo sul come e non sul quando, perché sia industriali, artigiani e sindacati a quel tavolo davano per scontato che il quando lo avrebbe deciso il governo. Proprio quello che i “ribelli” non accettano.
Intanto sull’argomento interviene il deputato del Pd Antonello Giacomelli.
«Nel corso dell’incontro di oggi (ieri per chi legge, ndr) tra Enrico Rossi e i parlamentari di maggioranza, in un contesto di apprezzamento per la linea tenuta dalla Regione e di preoccupazione condivisa per la realtà manifatturiera toscana - scrive Giacomelli - ho sottolineato la necessità per il distretto di Prato di una decisione urgente per consentire la ripartenza delle imprese tessili nel mese di Aprile, con tutte le condizioni di sicurezza necessarie. Abbiamo convenuto di affidare al presidente Rossi il compito di rendere pubblica questa sollecitazione unitaria e condivisa della giunta regionale e dei parlamentari di maggioranza nelle prossime ore per mandare un messaggio chiaro alla cabina di regia del governo che si riunirà in questi giorni». —
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