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Quegli 80 centimetri che dividono Confcommercio dalla Regione
L'associazione dei negozianti minaccia di impugnare l'ordinanza di Enrico Rossi che impone norme più stringenti per l'attività degli esercizi commerciali
PRATO. "Se queste sono le procedure con le quali affrontiamo la “fase 2”, la ripartenza diventa impossibile". Lo scrive la Confcommercio di Prato e Pistoia nel commentare l’ordinanza 38 del 18 aprile 2020 della Regione Toscana.
"Fra le varie disposizioni contenute (nell'ordinanza, ndr) - scrive Confcommercio - emergono l’aumento della distanza interpersonale di un metro e 80 fra lavoratori e fra clienti all’interno delle attività, la responsabilità per i datori di lavoro di verificare che i propri dipendenti non presentino sintomi collegabili al virus, la gestione di sempre più operazioni di sanificazione a carico della singola impresa. È incomprensibile l’atteggiamento dell’Amministrazione regionale che invece di sostenere la ripresa, continua ad aggravare la situazione degli imprenditori di regole e oneri in eccesso. Soprattutto non ha senso che si prevedano da ora in poi regole più dure rispetto a quelle applicate dalle disposizioni nazionali per tutte le aziende rimaste fin da subito in attività anche nelle prime settimane d’emergenza, pur in assenza di un oggettivo aggravamento della situazione sanitaria che, seppur seria, è comunque in miglioramento. Fra queste, la misura minima di distanziamento sociale di un metro che in Toscana diventa di 1,80".
"Le imprese hanno bisogno di aprire e di operare riducendo sì al minimo i rischi, ma con condizioni di fattibilità che ad oggi non vengono prese in considerazione. A testimoniare tale evidenza è la scelta di numerose librerie e negozi di abbigliamento per bambini che non hanno riaperto nonostante il Dpcm del 10 aprile lo consentisse. Il motivo è l’impossibilità di operare coniugando simili direttive regionali e, allo stesso tempo, in assenza di reali aiuti che sostengano gli esercizi nell’affrontare gli oneri che gli sono chiesti. Il tempo ci rema contro, è urgente rimettere in moto l’economia del nostro territorio. Gli stesi lavoratori del terziario sostengono un percorso di ripartenza, preoccupati quanto le aziende del futuro del proprio lavoro. Se da un lato la Regione nei suoi comunicati stampa manifesta un miglioramento della condizione sanitaria toscana, dall’altra utilizza l’articolo numero 3 del Decreto del Presidente del Consiglio con il quale dà la facoltà ai Governi regionali, “in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso”, di introdurre misure ulteriormente restrittive. Sulle suddette basi la Giunta esecutiva di Confcommercio si è confrontata e ha deciso di affidare ad un legale la verifica dell’ordinanza e la presenza di elementi formali che ne determinino l’impugnazione. Questo non può essere il modo in cui la politica ci chiede de ripartire: l’ordinanza del 18 aprile è l’esempio evidente di come non si debba impiantare una riapertura. Il danno che queste modalità di regolamentazione determina per il tessuto economico è immenso e condannerebbe irrimediabilmente le nostre aziende".
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