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Ecco perché i cinesi non si sono ammalati
Parla Davide Finizio, segretario del Tempio Buddista: "Hanno anticipato le misure poi prese dal governo"
PRATO. All’inizio dell’emergenza coronavirus la comunità cinese di Prato, la seconda d’Italia, è stata guardata con grande sospetto, ma il modo in cui è stata gestita l’epidemia si è rivelato vincente e il virus non ha fatto breccia, neppure tra i circa 2.500 cittadini rientrati in Italia dopo le vacanze per il capodanno cinese trascorso in madre patria. E finora nessun caso di contagio è stato registrato.
«Tante misure prese dalla comunità cinese hanno anticipato quelle che sono state le decisioni del Governo – spiega Davide Finizio, segretario del Tempio Buddista – come la decisione di non mandare i figli a scuola, un fatto che inizialmente non ha mancato di suscitare l’interesse delle autorità. Ma è stata una decisione spontanea, nella direzione giusta e che ha fatto si che circa 1.000 bambini non solo rimanessero a casa ma non mettessero in pericolo i loro compagni di scuola». Una scelta dettata direttamente dalle autorità cinesi?
«Molti avevano notizie evidenti di quello che succedeva in Cina e nello specifico nella provincia di Hubei – continua Finizio – Grazie a norme rispettate scrupolosamente ancora prima che diventassero obbligo in Italia, con la quarantena autoimposta e una ferrea organizzazione per la spesa e tutte le necessità hanno preservato loro stessi e tutta la città. È successo un po’ quello che abbiamo visto in Spagna o Gran Bretagna dopo gli accadimenti italiani». Ora sono due mesi di isolamento e anche le aziende cinesi che sono quasi 5.000 nel settore tessile sono ancora in lockdown.
«Tra l’altro la chiusura delle aziende è stata fatta alcune settimane prima dello stop – continua il segretario del Tempio Buddista – è ancora in atto e anche in questo caso le regole sono state rispettate in maniera scrupolosa. Spesso anche quelle che potrebbero restare aperte, come quelle alimentari e chi decide di restare aperto già da prima degli obblighi ha invitato tutti a rispettare le norme di sicurezza, con mascherine e gel disinfettanti, per addetti, clienti e fornitori. È un periodo lungo e soffrono anche loro». I cinesi sono stati i primi a consegnare mascherine e i dispositivi, è stata la mancanza di questi strumenti a creare problemi? «I dispositivi e la distanza sono i due cardini per non essere contagiati – conclude Finizio – i cinesi e altre comunità sono stati ligi alle regole e per questo non ci sono stati contagi».
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