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Le cooperative chiedono la cassa integrazione per i dipendenti
Le case di riposo si svuotano e i gestori mettono le mani avanti. La perplessità di Malucchi (Cgil): i posti letto sarebbero presto occupati
prato
Un possibile calo di lavoro lo temono, in un modo o nell’altro. E quindi mettono le mani avanti per tutelare il personale impiegato. Si chiama Fis ed è il fondo d’integrazione salariale che arriva in soccorso delle imprese del mondo dei servizi per la sospensione dell’attività. La richiesta di accesso a questo ammortizzatore sociale è arrivata mercoledì sul tavolo dei sindacati da due strutture di Rsa. Da una parte la casa di accoglienza di Comeana che si trova a dover fronteggiare l’emergenza del Covid-19 con cinque decessi dei suoi ospiti, da una parte Casa di Marta di via Pistoiese gestita da tre cooperative raggruppate nel consorzio Astir: Humanitas, Orizzonti, La Ginestra. Sono state le tre cooperative a chiedere di aprire in misura preventiva l’ombrello dell’ammortizzatore sociale visto che un pezzetto dell’attività di Casa Marta è venuto a mancare con la chiusura del centro diurno per gli anziani. È successo il 15 marzo, quando il governatore Rossi ha firmato un’ordinanza sui centri diurni per il contenimento dell’epidemia del Covid-19. Ma nella struttura di Casa Marta lavorano 12 operatori socioassistenziali e assistenti di base, alcuni dei quali sono stati spostati all’interno della casa di riposo che ospita 80 anziani e continua ad andare avanti. «Abbiamo chiesto il Fis in via cautelativa a causa della sospensione del centro diurno – conferma il presidente della coop Humanitas, Alessio Nincheri – In ogni caso la nostra scelta come cooperativa è quella di anticipare lo stipendio ai dipendenti senza aspettare i pagamenti dell’Inps». Anche la Rsa di Comeana ha chiesto l’accesso alla cassa integrazione ma, in realtà, la necessità sembra essere stata superata dalla quarantena imposta ai dipendenti positivi. Perplessa la Fp Cgil sull’opportunità di chiedere il Fis in queste circostanze. «Alla luce dell’ordinanza regionale che regola la gestione del Covid-19 sulle Rsa, ha poco senso – dice il segretario Sandro Malucchi – Qualora si procedesse al trasferimento degli anziani positivi in ospedale o nelle cure intermedie, senza mettere intere strutture in isolamento, i posti letto vuoti sarebbero immediatamente occupati dagli anziani». Lo dimostra il fatto che a Prato sono almeno 80 le persone in lista d’attesa per entrare nelle case di riposo. «Le richieste del Fis sono preventive – ricorda Malucchi – un atto cautelativo che non potrebbe avere seguito se l’Asl facesse la propria parte trasferendo i pazienti Covid-19».
Maria Lardara
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