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Tamponi “privati”, il laboratorio si ferma a causa delle polemiche
La decisione di Tempesti (Diagnosys): «Non ci guadagniamo niente, continueremo a farli per le aziende»
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Sconcertato dalle polemiche sull’idea di fare tamponi a pagamento, il titolare del Centro Diagnosys di via Lepanto ha deciso di bloccare le prenotazioni per il test.
«Fatture alla mano - dice Fabrizio Tempesti - vi facciamo vedere i nostri costi, stiamo cercando di aiutare il sistema pubblico, non il contrario. A noi chiedono 80 euro per il tampone e l’analisi virologica, 10 euro vanno all’infermiere che fa i tamponi, una donazione di alcuni euro a chi ci dà la tenda pre-triage e la monta, i costi delle attrezzature di protezione, il costo finale arriva a 100 euro. Non ci guadagniamo niente, stiamo cercando solo di aiutare».
In soli due giorni, tra martedì e mercoledì, il centro medico di via Lepanto 21 ha ricevuto una cinquantina di prenotazioni per il tamone che individua il Covid-19 ed era pronto a partire lunedì, ma ora ha bloccato le nuove prenotazioni.
«Sono gli stessi medici di famiglia e medici specialisti - spiega Tempesti - che ci hanno chiesto di poter fare l’esame, stando a contatto con i propri pazienti. I medici del lavoro lo hanno richiesto per molte aziende, se emerge in un turno di lavoro una persona positiva si blocca la filiera produttiva. Ma sembra che non si colga questo aspetto».
«Le polemiche che si sono scatenate con parole di ogni tipo - aggiunge il titolare del Centro Diagnosys - ci impongono di dire che forse abbiamo sbagliato e quindi blocchiamo tutto».
Se c’era, quindi, la possibilità di un servizio in ausilio ad un sistema pubblico che non sta facendo lo screening a tappeto, e neppure a campione almeno nell’area pratese, questa possibilità per ora è tramontata del tutto e si torna indietro.
Fabrizio Tempesti aggiunge: «Il ricorso al tampone a pagamento o all’esame sierologico, che costa molto meno, è su base volontaria del richiedente. Questo avrebbe aiutato anche il sistema pubblico a concentrarsi su chi ne ha bisogno ma è economicamente più debole».
Ma per ora sembrano aver vinto le polemiche e Tempesti dice di voler bloccare tutto. Però aggiunge che il servizio per le aziende resta attivo. «Certo – prosegue Tempesti – le aziende ce lo richiedono per mettere in sicurezza i lavoratori e mettere in condizioni la filiera produttiva di andare avanti. Ci sono anche i sindacati che stanno richiedendo il servizio, dovranno rivolgersi alle strutture pubbliche se glielo concederanno. Sia chiaro comunque che se i comuni della nostra area o un assistente sociale ci chiedono di intervenire per dei casi urgenti, noi il tampone o l’esame sierologico lo faremo comunque, offrendo noi stessi tutto il servizio». —
Alessandro formichella
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