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Alessia, laureata in ciabatte: «Festeggerò dopo»

Maria lardara
Alessia Fondelli
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Alessia Fondelli

Collegata via web sul canale dell’università Ca’ Foscari di Venezia, Alessia ha un sussulto al cuore quando sente fioccare la lode al momento della proclamazione in “dottoressa magistrale in scienze della religione”

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PRATO. La giacca rossa elegante è intonata al rossetto. Il sorriso illumina il viso. Niente tacchi per l’occasione, solo pantofole e pantaloni di casa. Alessia Fondelli appare in video a mezzo busto. Il suo volto si riduce a un’icona piccola sullo schermo. È il giorno della laurea magistrale, il coronamento di un lungo cammino. La ragazza pratese lo vive dal salotto. E fa un certo effetto. Collegata via web sul canale dell’università Ca’ Foscari di Venezia, Alessia ha un sussulto al cuore quando sente fioccare la lode al momento della proclamazione in “dottoressa magistrale in scienze della religione”. Se l’è sudata sodo la tesi sull’ebraismo ricostruzionista negli Stati Uniti, un argomento che l’ha portata a studiare e a documentarsi a lungo. Mai però Alessia avrebbe immaginato di laurearsi con una discussione in streaming. Lei a Prato, la commissione a Padova dove la neolaureata frequentava fino a poche settimane fa la scuola di scienze umane, sociali e del patrimonio culturale.

«C’è chi immagina il giorno delle nozze per filo e per segno, io mi ero sempre immaginata quello della laurea magistrale – racconta – Treno, arrivo a Padova, discussione davanti alla commissione, proclamazione, caffè Pedrocchi, treno per Venezia, pranzo e cena nei miei ristoranti preferiti, spritz in quel di Rialto e festeggiamenti. E invece discussione telematica dal salotto di casa mia, a Prato. E comunque sono molto grata di aver avuto questa opportunità».

Questa laurea Alessia non se la dimenticherà. In quei trenta minuti è successo di tutto. Dalla connessione saltata nel bel mezzo della discussione con conseguenti attimi di panico al gatto che provava a saltare in continuazione sul computer. I genitori di Alessia erano seduti da una parte. Anche loro ansiosi, forse più della figlia. La mamma in lacrime ha chiamato tutta la rubrica telefonica per raccontare il lieto evento. La ciliegina sulla torta è stata la foto-ricordo in giardino, ai piedi dell’albero di alloro. Niente corona di foglie con il nastro rosso, come nella migliore tradizione. Al tempo del coronavirus le tradizioni non valgono. Niente festa con amici e parenti. Ma Alessia la butta sull’ironia. «In tutto questo mi sono potuta laureare in ciabatte, ma in quel giorno avrei tanto voluto i tacchi e condividere questo risultato con parenti e amici. Ma voglio credere che ci riuniremo il giorno della consegna dei diplomi. Ci devo credere, per forza».

A gennaio Alessia aveva fatto domanda per iscriversi alla sessione di laurea prevista per fine marzo. «Quando alla fine di febbraio scoppiò l’epidemia a Vo’ Euganeo, non mi resi subito conto che avrei affrontato la discussione telematicamente. Ce l’ho messa tutta per questa tesi, non volevo rimandare il momento. Ammetto che ha fatto un effetto davvero strano laurearsi davanti a un computer. Più che altro perché dal vivo non ti vedi. Non si vede l’espressione della faccia in un momento così carico di emozioni. E invece sul video ti vedi piccolissima, in alto». —


 

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