Meteo
Non è stata un’ecatombe, stessi morti dell’anno scorso
Stabili i decessi a marzo tra il 2018 e il 2020: significa che non c’è un “sommerso” nelle statistiche com’è accaduto a Bergamo o a Brescia
prato
No, finora non è stata un’ecatombe. Fino al 31 marzo Prato conta ufficialmente 8 vittime causate dal Covid-19, la metà di quelle registrate sul territorio provinciale, ma se diamo un’occhiata alle statistiche dei decessi dell’Ufficio anagrafe scopriamo che il totale dei morti a Prato nel mese di marzo si è mantenuto praticamente identico a quello degli ultimi due anni: erano stati 212 nel 2018, sono stati 209 nel 2019 e sono 212 nel 2020. Una notizia rassicurante, certo non per i familiari degli anziani deceduti quest’anno, ma per la cittadinanza nel suo complesso.
Abbiamo voluto contare i morti per capire se c’era un “sommerso”, cioè se l’epidemia aveva fatto vittime non registrate sotto la voce coronavirus, com’è accaduto a Brescia o Bergamo, dove i numeri sono enormemente più alti e probabilmente non c’è stato il tempo o la possibilità di fare tamponi post mortem ai tanti che sono morti in casa.
I numeri di Prato raccontano un’altra storia. È vero che il totale di 212 è il picco (insieme al 2018) degli ultimi sei anni, ma è un fatto che due anni fa e l’anno scorso il Covid-19 non c’era e i morti sono stati gli stessi. L’unica differenza, non da poco, è che nei primi due mesi del 2020 ci sono stati 70 morti in meno dell’anno precedente e che la differenza tra febbraio e marzo 2020 è di 51 unità. Ufficialmente però il virus ha “contribuito” solo per 8 decessi. Gli altri fino a prova contraria sono dovuti ad altre cause.
A ben guardare, la vera strage silenziosa c’è stata nel gennaio 2017, quando ci fu un picco di 273 decessi, tra i 50 e i 60 in più di quelli attesi. Fu colpa della “normale” influenza, più aggressiva degli anni precedenti, che però ovviamente fece meno notizia del coronavirus perché non obbligò tutti a stare in casa. Per trovare un altro picco anomalo di decessi bisogna risalire all’estate 2003, quando un’ondata di caldo fece strage tra gli anziani e tra le persone con problemi respiratori.
Questo non vuol dire che il Covid-19 sia solo un’influenza più brutta delle altre, un brutto raffreddore, come qualcuno ha provato a dire prima che il governo fosse costretto a chiudere l’Italia. I contagi ora sembrano in calo, ma altri anziani e meno anziani moriranno prima che l’epidemia sia definitivamente debellata.
I conti veri si faranno alla fine dell’anno, quando potremo arriverà la somma totale dei decessi a Prato, che negli ultimi sei anni sono stati abbastanza stabili e compresi tra il minimo di 2.129 dell’anno scorso e il massimo di 2.287 del 2018. —
paolo nencioni
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google