Il presidio
Levata di scudi della sinistra contro i tamponi a pagamento
Da più parti ci si oppone all'idea di un laboratorio privato che è pronto a eseguire il test al costo di 100 euro
PRATO. Levata di scudi contro l'idea di un istituto privato di fare tamponi a pagamento per il coronavirus. Nel corso della giornata di oggi, 2 aprile, da più parti il progetto è stato criticato.
Ad aprire il fuoco è stato subito il consigliere regionale Nicola Ciolini (Pd). "Apprendo dai giornali la notizia che ci sono istituti privati che sono pronti dalla prossima settimana a eseguire tamponi a pagamento (costo stimato secondo le notizie di stampa sui 90/100 euro a tampone) - scrive Ciolini - Credo che in questo momento non ci debbano essere differenze fra chi può e non può pagare. Se ci sono strutture, e ben vengano, in grado di effettuare i tamponi, allora che lo facciano in convenzione con l'Asl. Quindi a carico totale della Regione. O in alternativa in un qualsiasi altro modo che però garantisca la completa parità d'accesso al servizio a tutti i cittadini. Chiederò oggi stesso al consiglio regionale di attivarsi in tal senso".
Contraria anche la consigliera regionale Ilaria Bugetti (Pd). "In un momento del genere - dice Bugetti - dopo l’acquisto programmato da parte della Regione Toscana di centinaia di migliaia di tamponi e stick autorizzati, crediamo sia prioritario intercettare chi ha veramente bisogno di tamponi e test e consentire solo in seconda battuta a chi può permetterselo di fare il test in autonomia. Il mondo sanitario convenzionato è utile se è a supporto del pubblico e non se si sostituisce ad esso".
"Se ci sono istituti privati che sono pronti dalla prossima settimana a eseguire tamponi a pagamento lo facciano in convenzione con la Asl, a carico della Regione - ha scritto il sindaco Matteo Biffoni - La salute è di tutti, non può essere un bene solo per chi può permetterselo. Per questo ho chiesto alla Regione di attivarsi".
Secondo Marco Biagioni, consigliere comunale del Pd, "ischia di passare il messaggio, ancora una volta, che chi ha le possibilità economiche può accedere facilmente a un diritto che dovrebbe essere di tutti, mentre ci sono famiglie che non hanno soldi neanche per comprarsi da mangiare o cittadini per i quali 100 euro fanno la differenza in un periodo come questo. Sia il pubblico a regolare e indicare ai privati le modalità di accesso a questo servizio (per esempio questo strumento potrebbe essere utile per far pagare tampone per i lavoratori da parte delle aziende ancora in attività, ma di certo non al singolo cittadino che ne ha le possibilità). Perché allo stato attuale abbiamo un pubblico che giustamente, a causa del limite degli strumenti che ha, seleziona chi può fare il tampone sulla base delle necessità di individui e categorie, mentre un privato che seleziona sulla base delle possibilità economiche delle singole persone. In un momento come questo, sul tema della sanità, il libero mercato non è accettabile. La Regione dia una regolamentazione".
L'associazione Futura dice no. "Anche solo leggere una cosa del genere, in questo momento, fa venire i brividi - scrive Diego Blasi di Prato 2040 - Riteniamo che la sanità privata debba mettersi al servizio del paese, evitando di speculare su una tragedia che sta piegando migliaia di cittadini. La sanità pubblica, purtroppo, non riesce a fare fronte a una necessità sempre maggiore di fare tamponi. L'idea che basti pagare 100 euro per avere invece questa possibilità è sconcertante. Passa un messaggio totalmente sbagliato: se le tue condizioni economiche te lo permettono puoi fare accertamenti, altrimenti no. È un messaggio negativo, soprattutto per un paese come il nostro che ha fatto della sanità pubblica un diritto universale. Lo è ancora di più in un momento come questo, dove anche nella nostra città l'emergenza inizia a farsi sentire. Chiediamo un intervento immediato della Regione. Non è possibile tollerare simili situazioni".
Secondo la sezione pratese di Sinistra Italiana "esiste un piano di gestione dei tamponi sviluppato dalla Regione Toscana che, almeno sentendo le dichiarazioni del presidente Rossi, servirà per controllare prioritariamente le categorie di lavoratori maggiormente a rischio (operatori del settore sanitario), Rsa, persone che sono venute in contatto positivi al coronavirus. E' necessario attenersi a questo e non attivare iniziative di analisi a pagamento che oltre ad essere offensive per il costo, non servono a supportare il sistema sanitario pubblico in questa difficile e complessa emergenza. In una fase di emergenza come quella in cui ci troviamo riteniamo necessario che tutte le risorse vadano indirizzate a favore del servizio sanitario pubblico e utilizzate sulla base delle priorità e delle necessità definite ed individuate dalla asl di competenza e dalla Regione. Anche requisendo le strutture private laddove necessario".
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