Il Tirreno

Prato

l'epidemia

Gli angeli delle ambulanze in prima linea contro il virus

ALESSANDRO FORMICHELLA
L’ambulanza della Pubblica Assistenza di Poggio a Caiano dedicata al soccorso dei pazienti con sintomi da coronavirus
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L’ambulanza della Pubblica Assistenza di Poggio a Caiano dedicata al soccorso dei pazienti con sintomi da coronavirus

Un pomeriggio con i volontari del mezzo Covid della Pubblica Assistenza. «Una chiamata dopo l’altra, è una corsa, spesso senza mai rientrare in sede»

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PRATO. «Quanti ne portiamo all’ospedale per sospetto coronavirus ? il numero si perde, partiamo di continuo». Al centralino della Pubblica Assistenza in via San Jacopo a Prato le misure di sicurezza ci sono, dal nastro che limita la distanza fra le persone alle attrezzature. L’ambulanza dedicata al trasporto dei pazienti sospetti di affezione dal Covid-19 è quella della sezione di Poggio a Caiano, pronta a partire sul retro dell’edificio uscendo su via Carbonaia. Un’altra per le emergenze , invece, è su via san Jacopo.

«Gli interventi di trasporto per sospetti Covid e per le dismissioni dall’ospedale sono tanti tutti i giorni», ripetono i dipendenti della Pubblica Assistenza. Poco dopo le 2 del pomeriggio suona l’allarme nella sala ricreativa dei volontari, è di nuovo partenza urgente. «Si tratta di Covid, partono David Finizio e Valentina De Biasio. Guida Valentina, correte a mettervi l’attrezzatura», decise le parole del caposervizio William Pastacaldi. Cinque minuti e Valentina e Davide, due soccorritori volontari, si mettono la tuta, i copri scarpa, il cappuccio, gli occhiali e le mascherine Ffp3. L’ordine di servizio del 118 parla di un intervento per sospetto Covid 19 nella zona di san Giusto e a seguire altri interventi per altre persone, anche queste sospette di infezione, ma che saliranno a piedi sull’ambulanza. Nel primo caso, invece, la persona ha la febbre da una settimana e ora inizia ad avere problemi respiratori.

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«Le squadre Covid devono essere composte da due sole persone, due volontari con livello “avanzato” di cui una anche autista-soccorritore – spiega il caposervizio – l’Asl vuole tassativamente così e questo per evitare in caso di contagio che siano colpite troppe persone, soccorritori». L’ambulanza è già pronta. Valentina va alla guida, inserisce le impostazioni di partenza sul gps che dialoga direttamente col 118 mentre Davide chiama dal cellulare per dare avvio all’intervento. Sarà un pomeriggio lungo. Con la stessa ambulanza verranno fatti molti interventi senza rientrare in sede. Nella sala ricreativa, fra un caffè e qualche chiacchiera storpiata dalle mascherine in volto, una decina di soccorritori volontari trascorrono il tempo.

Fra di loro una giovane coppia, Silvia e Francesco. Sono qui a dare una mano, a fare i servizi anche del Covid 19, avevano iniziato a lavorare a febbraio in una azienda a Calenzano che ha chiuso e li ha licenziati. Eppure sono qui, ora, a dare una mano agli altri. Poi ci sono anche soccorritori di lunga esperienza, da decenni militi della Pubblica Assistenza. «Cosa vuoi che dica –commenta Stefano – ieri abbiamo portato via da casa una donna anziana di 90 anni, saturazione nel sangue al 40 %. Stento ancora a crederci, a quel livello l’ossigenazione non c’è. Un sospetto Covid 19, ma non ufficiale fino ad ora».

Eva, 30 anni, impiegata in un negozio del centro di Prato, laureata in sviluppo economico e cooperazione, smonta di servizio verso le quattro del pomeriggio. «Era da diverso tempo che non facevo servizi. Sono stata richiamata dalla Pubblica Assistenza questa settimana, c’è bisogno di soccorritori. Ieri ho fatto anche io il turno Covid, e abbiamo portato all’Ospedale persone sospette di coronavirus. Ora vado a casa, domani torno qui».

Qualche istante dopo suona di nuovo l’allarme nella sala. Questa volta non è un sospetto Covid, ma un’altra emergenza. Che ha sempre bisogno dei soccorritori. —

ALESSANDRO FORMICHELLA.

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