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In ospedale non ci sono campanili: al Santo Stefano molti pistoiesi e fiorentini
Il consigliere regionale Ciolini (Pd) rende noto che più di un terzo dei posti letto destinati ai positivi da Covid-19 sono ancora liberi
PRATO. Sotto la spinta dell'emergenza Covid-19 non ci sono più campanili che tengano, ammesso che ci siano mai stati quando si parla di salute. Dei 115 pazienti ricoverati all'ospedale Santo Stefano di Prato perché positivi al coronavirus, 78 sono pratesi, 24 pistoiesi e 13 fiorentini. Lo rende noto il consigliere regionale del Partito democratico Nicola Ciolini.
“L'ospedale Santo Stefano sta reggendo benissimo l'emergenza coronavirus - scrive Ciolini - dando risposte di cura non solo ai cittadini pratesi, ma anche a quelli pistoiesi e fiorentini. Mantenendo, tra l'altro, ancora un'elevata capacità di potere ricevere ulteriori pazienti”. I dati del Santo Stefano mostrano che a fronte di una disponibilità di 178 posti letto per la gestione dei pazienti Covid-19, ben il 35% è ancora libero e quindi utilizzabile nell'eventualità di nuovi contagi.
Per dare la misura di quanto Prato stia aiutando le province limitrofe, basta guardare la suddivisione dei posti letto: 78 sono occupati da pratesi, 24 da persone provenienti da Pistoia e 13 da pazienti fiorentini. Il caso più significativo è quello della terapia intensiva dove la metà dei posti sono occupati da pratesi e la restante metà da pistoiesi e fiorentini (e rimangono ancora posti liberi).
“In terapia intensiva – prosegue Ciolini – nonostante la grande collaborazione fra territori abbiamo ancora posti liberi. E qualora ci dovesse essere bisogno possiamo aggiungere altri 13 posti letto. Questo grazie al modo in cui è stato progettato e costruito il Santo Stefano: un ospedale molto flessibile nel suo utilizzo, che permette di modificare la gestione dei posti letto in base alle esigenze e con rapidità”.
Dall'inizio dell'emergenza i casi totali registrati in provincia di Prato sono 171 (aggiornati a ieri sera, venerdì 27 marzo): 78 sono i pazienti suddivisi fra terapia intensiva (11), malattie infettive (5), alta intensità di cure (57) e bassa intensità di cure (5). I restanti 71 si trovano in isolamento domiciliare. A questi vanno poi naturalmente sommati quelli che sono guariti e quelli che purtroppo non ce l'hanno fatta.
“Nella gestione di questa emergenza vorrei sottolineare la grande disponibilità, impegno e capacità di tutto il personale sanitario, nessuno escluso, ad adattarsi a quello che stiamo affrontando – conclude Ciolini – In più va sottolineato anche un altro aspetto importante: l'impianto di aerazione del Santo Stefano che permette il ricambio completo dell'aria in tutti i reparti più volte al giorno. In questo modo abbiamo ambienti più sani e sicuri, e questo rappresenta una garanzia ulteriore anche per chi ci lavora”.
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