Il Tirreno

Prato

Fantasia per rovesciare la crisi in opportunità

Paolo Nencioni
Fantasia per rovesciare la crisi in opportunità

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Si guarda alla salute, in questi giorni, ma è inutile girarci intorno, si guarda anche al portafoglio, sempre più vuoto. Quello degli operai mandati a casa, quello dei loro datori di lavoro (un po’ meno vuoto), quello dei negozianti e dei ristoratori, quello delle partite Iva, soprattutto quello dei precari, che già non se la passavano bene.

E allora bisogna già pensare al dopo. A quando lo tsunami Covid-19 sarà passato e lascerà sul campo le macerie. Sono già più 1.200 le aziende del distretto, per un totale di oltre 13.000 dipendenti, che hanno chiesto l’accesso agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, fondo di integrazione sociale, fondo di integrazione artigiana, poi toccherà alla cassa in deroga per le più piccole) e solo il 13% delle imprese, calcola Confindustria, sono ancora attive. Il segretario della Camera del lavoro Cgil Lorenzo Pancini stima che il calo del Pil provinciale sarà del 7% se la produzione ripartirà a giugno, ancora peggio ovviamente se ripartirà dopo.

Ci sarà bisogno di dare un senso concreto alla parola solidarietà, quella che in questi giorni ha spinto tanti a darsi da fare per procurare mascherine a chi non le aveva, macchinari e disinfettanti all’ospedale, un pasto caldo ai senza tetto. Passata l’emergenza sanitaria, ci sarà quella economica e non sarà meno grave.

Qualcosa già si muove. Andrea Cavicchi, presidente della Sezione moda di Confindustria Toscana Nord, ha proposto un patto di solidarietà tra aziende, “un impegno morale reciproco a fare quadrato intorno alle imprese che dovessero trovarsi in condizione di chiudere o di ridurre drasticamente l’attività”. Unicoop Firenze ha deciso di bloccare i prezzi fino al 31 maggio. I Comuni hanno prorogato la scadenza per i pagamenti delle tasse e la Regione ha messo in campo oltre 200 milioni per la cassa integrazione. Sappiamo già che non sarà sufficiente. Le banche, in particolare, dovranno fare la loro parte per contrastare la crisi di liquidità delle aziende.

Ma ogni crisi, come diceva John Fitzgerald Kennedy più di mezzo secolo fa (sbagliando peraltro la traduzione della parola cinese), è anche un’opportunità. Certo non lo è per chi fallisce; per lui è la fine, economicamente parlando. Ma se la traduzione giusta della parola cinese weiji suona come “quando comincia o cambia qualcosa”, allora sì, anche la crisi può essere un’opportunità. Quando comincia o cambia qualcosa c’è sempre qualcuno che è più svelto di altri a intuire la direzione, a calcolare le conseguenze del cambiamento. Potrebbe farlo anche il distretto tessile, per esempio, e alcuni lo stanno già facendo con la riconversione delle ditte nella produzione di mascherine, anche se certo non sarà questo il business che potrà dare un futuro a tessiture, filature e rifinizioni ferme causa virus. Bisognerà inventarsi qualcos’altro, ma qui la fantasia non è mai mancata. —

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