Il Tirreno

Prato

Un uomo solo al comando della Procura svuotata dal virus

di Paolo Nencioni
Il procuratore Giuseppe Nicolosi nel suo ufficio al terzo piano del Palazzo di giustizia
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Il procuratore Giuseppe Nicolosi nel suo ufficio al terzo piano del Palazzo di giustizia

Giuseppe Nicolosi resta in trincea dopo aver mandato in quarantena quattro sostituti: "E' un po' come se fosse sempre sabato"

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PRATO. C’è un uomo solo al comando, la sua maglia è grigia, il suo nome è Giuseppe Nicolosi. Se fosse una delle mitiche tappe del Giro d’Italia di settant’anni fa, quelle dove si davano battaglia Coppi e Bartali, il radiocronista Mario Ferretti avrebbe iniziato così. In realtà il procuratore Nicolosi non è proprio solo al terzo piano del palazzo di giustizia. Nelle stanze accanto alla sua resiste un manipolo di cinque o sei persone, quello che resta di un piccolo esercito di trenta effettivi. Ma il “proc”, come lo chiamano i suoi sostituti, sta lì anche per dare l’esempio, dopo essere stato costretto a mandare in quarantena quattro magistrati e cinque o sei finanzieri del nucleo di polizia giudiziaria in seguito alla scoperta di due casi di coronavirus sempre tra le Fiamme gialle che frequentano il Tribunale.

E a dire il vero, parole sue, non si sente nemmeno troppo solo nell’ufficio con vista sulla Calvana. «È un po’ come se fosse sempre sabato» confessa. Cioè il giorno di solito più tranquillo, quando è possibile fare due chiacchiere e ragionare senza essere pressati dall’attualità. Il mondo fuori si è fermato e anche il Palazzo di giustizia è in una fase di bonaccia. «Andiamo avanti secondo i dettami del decreto governativo - spiega Nicolosi - I processi sono sospesi salvo i casi urgenti e anche la nostra attività, com’è naturale, risente di quelle disposizioni, si è ridotta anche l’attività investigativa per evitare il rischio di contatto e di contagio».

Per gli atti urgenti il procuratore ha creato un presidio di cui fanno parte lui stesso, il sostituto di turno e quando serve un altro magistrato di supporto, oltre al personale di cancelleria. «Ci siamo accorti che in questi giorni qui al palazzo funziona un po’ come al pronto soccorso - ragiona il procuratore - L’afflusso di persone è veramente minimo. Certo, possono venire per gli atti urgenti, ma non si vede quasi più nessuno. Evidentemente si ritiene che certi atti non siano poi così tanto urgenti». È la sensazione che hanno in tanti anche fuori dagli uffici giudiziari. «Sì, quando questa brutta situazione finirà - dice Nicolosi - forse bisognerà ripensare le relazioni tra le persone, la scala delle priorità».

Questa storia dell’uomo solo al comando (che poi proprio solo non è, come si è detto) non è una novità al terzo piano del Palazzo. È anzi una specie di marchio di fabbrica di Nicolosi. Da quando è arrivato a Prato, i frequentatori assidui della Procura sanno che raramente il procuratore è assente. Ce lo trovi quasi sempre di sabato, ce lo trovi spesso nei mesi di luglio e di agosto, quando il piazzale Falcone e Borsellino è finalmente sgombro dalle auto e molti altri sono sulla spiaggia. Ora la storia è molto diversa e quel piazzale vuoto fa paura, come incutono un filo di inquietudine le mascherine ovunque. L’unico vantaggio è che non c’è la fila per prendere l’unico ascensore funzionante, anche perché la gente non si fida più dell’ascensore e preferisce fare le scale.
Dalla prossima settimana i quattro sostituti procuratori messi in quarantena saranno di nuovo disponibili ma continueranno se possibile a lavorare da casa su disposizione di Nicolosi. Lui no, lui resta al timone, a debita distanza da chi viene a fargli visita, perché un sostituto del “proc” ancora non c’è.

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