Italia
Tra gli infermieri del Santo Stefano che aspettano l’onda del virus
Viaggio dentro l’ospedale che si prepara al picco del contagio In fase di allestimento i reparti a pressione negativa
Paolo Nencioni / prato
Aspettano tutti l’onda, il picco del contagio previsto tra una settimana o forse due. E intanto si preparano. Ma non hanno perso il sorriso gli infermieri e i medici dell’ospedale Santo Stefano. Sono da settimane in prima linea, anche se il clima non è quello frenetico a cui ci aveva abituato la serie “E.R., medici in prima linea”. Un tempo sarebbero stati più diffidenti verso gli estranei, ora sembrano contenti che qualcuno sia venuto a vedere come vanno le cose, superato il check point all’ingresso (ti puoi disinfettare le mani ma nessuno ti prende la temperatura, c’ è solo un cartello che ti invita a non entrare se hai la febbre).
Al Santo Stefano si stanno allestendo nuovi posti letto in reparti a pressione negativa (significa che non fanno uscire niente all’esterno). Lì finiranno i pazienti affetti da coronavirus per fare posto a chi andrà in Terapia intensiva, la cui capienza è stata aumentata ieri di 6 posti. «L’onda arriverà, di questo siamo sicuri» dice un medico del poliambulatorio. Sulla bocca ha una mascherina “artigianale” perché quella che gli hanno dato giorni fa non serve più e altre non ce ne sono, per ora. Quando l’onda arriverà tutto il personale del poliambulatorio verrà trasferito nei reparti per affrontare l’emergenza.
Presto il Santo Stefano avrà il suo micro-laboratorio per analizzare i tamponi, come annunciato martedì dal presidente della Regione Enrico Rossi. Una riunione organizzativa c’è stata ieri alla direzione sanitaria.
Al secondo piano, vicino all’ingresso della Terapia intensiva, un’operatrice socio-sanitaria chiusa in uno scafandro bianco sta disinfettando le barelle già usate. L’accento è straniero, come quello di molte infermiere.
Un gruppo di loro ha appena finito il turno e sta entrando nello spogliatoio. «Come va? Resistiamo. Ferie è una parola che non esiste più, i turni si sono allungati e la situazione certo non migliorerà, ma noi teniamo duro».
Il più timoroso è l’infermiere che fa il turno nella tenda del pre-triage davanti al pronto soccorso. Passano tutti da lui quelli che non arrivano in ambulanza e non dev’essere una situazione piacevole. Dice soltanto che gli accessi al pronto soccorso sono calati moltissimo da quando c’è l’emergenza. Ora ci si va solo per cose davvero serie, non per la solita unghia incarnita. Il parcheggio semivuoto davanti all’ingresso del pronto soccorso conferma le sue parole.
Tre piani più su, nell’ufficio della direttrice dell’ospedale Daniela Matarrese, è in corso una riunione e lei dice che non può parlare se qualcuno non l’autorizza. Martedì pomeriggio ha fatto un’eccezione per smentire un secondo decesso legato al coronavirus. Si rimettono tutti al lavoro perché l’onda sta arrivando e bisogna rafforzare la diga. —
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