Il Tirreno

Prato

Quando il figlio di Lorenzo il Magnifico mostrò la Sacra Cintola per scacciare la peste

Giovanni de' Medici, papa Leone X
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Giovanni de' Medici, papa Leone X

Il 19 marzo del 1494 il futuro papa Leone X celebrò un'Ostensione straordinaria a Prato. Il rito si ripete lo stesso giorno, ma 526 anni dopo

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PRATO. Per invocare aiuto e protezione la Chiesa di Prato si affida all’intercessione di Maria, venerata in città da oltre otto secoli attraverso la preziosa reliquia del Sacro Cingolo. Domani, giovedì 19 marzo, solennità di San Giuseppe, alle ore 21 il vescovo Giovanni Nerbini guiderà la recita del rosario in concomitanza con la «Preghiera per il Paese» indetta dalla Cei per cercare di superare con fede le criticità di questa delicata emergenza sanitaria. Anche la Diocesi aderisce alla proposta della Chiesa italiana e invita i pratesi a esporre alle finestre una candela accesa come «luce di speranza». L’inizio della recita del rosario sarà salutato dai rintocchi di tutte le campane delle chiese di Prato che suoneranno a distesa.

Non è la prima volta che il Sacro Cingolo mariano viene invocato per chiedere protezione in caso di epidemie. Nel 1494, quando proposto della pieve di Santo Stefano (l’attuale Duomo) era Giovanni de’ Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro Papa, la reliquia venne mostrata ai pratesi perché la Terra di Prato era funestata da una grave pestilenza. La data scelta per l’ostensione straordinaria fu anche in quel caso, il 19 marzo, solennità di San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia e della Chiesa universale. Proprio come avverrà domani in cattedrale in questo periodo legato alla difficile emergenza sanitaria legata al coronavirus.

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