Negozi, artigiani, studi: fioccano le richieste di ammortizzatori sociali
Per la prima volta anche un’azienda cinese chiede il Fondo integrazione salariale previsto dal Job Acts per le emergenze
PRATO. Dal noto bar del centro storico al salone di parrucchiere e benessere. Dagli studi professionali al ristorante, passando per il commercio dei tessuti. E spunta anche un’attività di pronto moda che al Macrolotto 1 ha messo a casa 22 dipendenti: italiani, cinesi, pachistani. All’indomani del decreto Salva Economia, sulla scrivania della Filcams Cgil pratese sono fioccate almeno venti richieste di Fis (fondo d’integrazione salariale): è un ammortizzatore sociale introdotto dal Jobs Act e previsto in caso di sospensione (forzata) del lavoro in situazioni di emergenza (come il coronavirus). A metà fra cassa integrazione e contratto di solidarietà, l’ombrello del Fis serve a proteggere soprattutto le imprese dei servizi e del commercio che non riescono ad accedere ad altre prestazione a sostegno del reddito.
«Purché siano imprese con almeno cinque dipendenti - precisa il sindacalista della Filcams Cgil provinciale Nunzio Martino - per le realtà ancora più piccole bisogna aspettare un nuovo decreto di cui circolano già bozze. Si valuta l'ipotesi della cassa integrazione in deroga. A soffrire per lo più sono i lavoratori e le lavoratrici degli esercizi di somministrazione, che già prima dell’emergenza stringevano la cinghia». Oggi il bandone di queste attività è chiuso: quando lo rialzeranno sarà ancora più dura. Per il momento l’accesso al Fis viene richiesto fino alla data fatidica del 3 aprile, ultimo giorno di misure restrittive: l’assegno di solidarietà può essere concesso fino a un massimo di 12 mesi. E’ un segno dei tempi che a chiedere gli ammortizzatori sociali sia un pronto moda cinese del Macrolotto per i propri dipendenti iscritti al commercio.
«E’ normale, tutte queste imprese hanno il consulente del lavoro italiano - prosegue Martino - Queste come altre attività avevano già messo in ferie i loro dipendenti». Fra la fine di febbraio e gli inizi di marzo, del resto, i pronto moda avevano lamentato un forte calo nel lavoro. Nonostante il governo non abbia ancora imposto lo stop alle fabbriche, giovedì hanno deciso di fermarsi le confezioni "Luma” dell’imprenditore Gabriele Zhang, il secondo cinese iscrittosi a Confindustria nel 2013. Il produttore di abbigliamento di via Gora del Pero ha chiuso la propria sede con un annuncio su Facebook. «Lavoreremo in smart working con il nostro shop on line – hanno scritto sulla propria pagina – Ce la faremo e ripartiremo tutti insieme». Tornando al settore del commercio e servizi, la Filcams è preoccupata anche per quei lavoratori inquadrati con contratto a chiamata nei servizi culturali in appalto (musei) e gestiti dalle cooperative.
«Per loro - fa sapere il sindacato - diventa più complicato accedere al Fis in assenza di un contratto a tempo indeterminato». Con il Fis il datore di lavoro anticipa la mensilità di stipendio che sarà poi coperta dal fondo erogato dall’Inps: la misura della prestazione è fissata nell’80% della retribuzione che spetterebbe per le ore di lavoro perse. Obbligatorio l'accordo sindacale, infine, perché l’azienda faccia richiesta dall’Inps.
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