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Tutto chiuso, anzi no Folla in tabaccheria, edicole snobbate

Vezio Trifoni
Tutto chiuso, anzi no Folla in tabaccheria, edicole snobbate

«Vengono a prendere le stecche, ma noi rimaniamo aperti» I giornalai: «Coi bar chiusi qui è un mortorio, vale la pena?»

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prato. Tutto chiuso anzi no. Anche a Prato, dopo le parole del premier Conte, rimangono aperti solo i servizi essenziali: supermercati e alimentari, distributori di benzina, trasporti, poste, assicurazioni, banche, edicole, tabaccai e le attività industriali, artigianali e agricole, a patto che i titolari assumano le dovute precauzioni per la sicurezza dei lavoratori. Il sindaco Matteo Biffoni mette subito in chiaro: «Tutti questi provvedimenti sono necessari ma non saranno sufficienti se ognuno di noi non farà la propria parte. Solo se si rimane a casa possiamo sconfiggere questo virus – spiega il primo cittadino – la polizia municipale e le forze dell’ordine continueranno a fare controlli sul territorio: ricordiamo che per chi viola le disposizioni è prevista una sanzione penale. A tutti raccomando massima responsabilità e attenzione. Non uscite di casa se non è veramente inevitabile, per motivi di salute, di lavoro o di assoluta necessità. Se tutti seguiamo le regole ne usciremo». Per 15 giorni fino a mercoledi 25 marzo i negozi, i bar, pub, ristoranti e anche i mercati, salvo per questi ultimi le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari non potranno aprire. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio e l’apertura delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. E sono chiusi anche i servizi alla persona fra cui parrucchieri, barbieri e centri estetici, tranne lavanderie, lavanderie industriali, altre lavanderie e tintorie, pompe funebri e attività connesse.

Soprattutto ieri mattina sono stati in tanti a recarsi nelle tabaccherie. «L’afflusso è stato alto perché anziché comprare il solito pacchetto di sigarette molti hanno preso la stecca – spiega Daniele Danesi della tabaccheria di via di Ponzano – e rispetto ai giorni precedenti c’è stato un afflusso più alto. Forse la gente aveva paura che chiudessimo ma non si devono preoccupare perché noi siamo un servizio di Stato con i monopoli e quindi rimaniamo aperti». Dall’altra parte le edicole invece sono arrabbiate.«Non ho visto nessuno – dice Giulio dell’edicola di via Valentini – Tutti leggono su internet e guardano la tv. Come fanno a venire a prendere il giornale se i bar, i negozi e gli esercizi sono chiusi. Tra l’altro rischiamo per cosa? Per due euro. Non è possibile andare avanti così. Siamo un servizio essenziale? Non lo so, visto quante persone sono venute. Forse era meglio chiudere e non rischiare. Lo dico a nome di tutti gli edicolanti». Conferma il calo di vendite anche l’edicola di viale Vittorio Veneto. «C’è stato un calo del 40% di clienti – spiega il titolare – Noi ci mettiamo a disposizione e diamo un servizio ma così è davvero difficile. Con le persone che non possono uscire a causa del virus penso che tutti dovrebbero stare a casa, anche noi perché siamo a rischio». Non è da meno l’edicolante di via Zarini. «Un mortorio – spiega – noi di solito abbiamo il bar davanti che muove tanta gente con il fatto che è chiuso non è venuto nessuno. I giornali li comprano online o leggono i siti, è davvero triste». Va meglio alla tabaccheria a fianco, gestita da cinesi. «Sono venuti in tanti soprattutto la mattina per acquistare le stecche e avere il rifornimento. Noi siamo aperti e continuiamo a lavorare con la mascherina e la distanza di sicurezza». Fila anche al money transfer di viale Vittorio Veneto. —

Vezio Trifoni

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